Dagli archivi delle suore ecco le antiche pergamene

12 Ottobre 2017

San Basilio, c’è anche il documento che consentiva alle monache di clausura di ottenere l’indulgenza nei giorni della Perdonanza senza uscire dal convento

L’AQUILA. Una Perdonanza “privata” per le suore del monastero di clausura di San Basilio, non a Collemaggio, ma davanti all’altare dedicato a San Germano, nello stesso convento. È quanto emerge da una prima lettura delle quasi 500 pergamene recuperate dall’archivio delle suore benedettine celestine, allo studio di Alessia Di Stefano, paleografa e archivista, per conto della Soprintendenza archivistica e bibliografica per l’Abruzzo e Molise. Un materiale in molti casi inedito, che dovrà essere inventariato e poi restaurato, di altissimo valore storico: basti pensare che il documento membranaceo più antico è un atto privato per la compravendita di un terreno a Paganica rogato dal notaio Jacobus Johannes Angeli de Carapellis in data 7 marzo 1300.
PERDONANZA PRIVATA. Una prima lettura dei documenti non fa che confermare le voci tramandate per anni nel convento, di suora in suora, che prima d’ora non avevano mai avuto un riscontro documentale. «Su una pergamena, ben conservata e piegata, si legge in volgare una copia della supplica approvata da Papa Innocenzo VIII il 18 agosto del 1491, attraverso la quale le monache e la badessa “inserrate strettamente” nel monastero di San Basilio dell’Aquila chiedono di “acquistare onni anno” la “perdunanza” pregando sull’altare di San Germano, “dal primo vespero per fine allo secundo vespero inclusive della festività della decollatione de santo Johanne Battista”, così come i fedeli la “acquistano”, visitando la chiesa di Collemaggio nel giorno della detta festività, come spiega l’esperta. «Sempre sulla stessa pergamena segue una traduzione in volgare molto probabilmente di un documento detto “breve” di Papa Innocenzo VIII, che nel palazzo papale, il 4 maggio del 1492, conferma la concessione per la chiesa del monastero di San Basilio e per le sole monache, di tutte le indulgenze concesse alle chiese della diocesi aquilana». In un altro “breve” di Papa Paolo IV, con data 1559 del 6 aprile, si concede la detta indulgenza che in un’attergazione dell'arcivescovo Gaudenzio Manuelli dell’agosto 1932, viene dichiarata valida in perpetuum: insomma, ancora oggi. Anche Papa Pio VI, nel 1792, conferma la concessione dell’indulgenza. «Una concessione davvero importante», spiega la paleontologa, «soprattutto se si pensa che ad altri monasteri questa accortezza non era riservata».
LE PERGAMENE. «Abbiamo recuperato con la Soprintendenza, dalla quale ho avuto un incarico, 462 pergamene, molte con le note di Antonio Ludovico Antinori e quindi registrate da lui, altre no, quindi del tutto inedite; tutte arrotolate o piegate», continua Di Stefano. «Dopo il restauro si passerà alla descrizione dell’archivio, con la produzione dell’inventario, strumento di ricerca indispensabile per conoscere la consistenza di tutto il materiale, quindi una guida alla consultazione». La studiosa ha curato anche il recupero dell’archivio di Santa Maria Paganica. «Il documento cartaceo più antico in questo caso è una cedola del 1348, un rarissimo caso di conservazione di quel periodo», spiega. «In totale sono circa 200 pergamene, tra cui codici liturgici miniati restaurati e in mostra a Pescara. Con la mia tesi di laurea ho realizzato l’inventario dell’archivio del monastero di Sant’Amico», continua la studiosa. «Il fine di questo lavoro è di realizzare un polo di ricerca archivistica».
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