Dal fiume riemergono reperti archeologici

Castel di Sangro, dovrebbe trattarsi del ponte romano fatto saltare dai tedeschi Il sindaco Caruso: «Interesseremo la Soprintendenza per capire il da farsi»
CASTEL DI SANGRO. Riemergono pezzi di storia dal fondale del fiume a Castel di Sangro.
Da qualche giorno, infatti, in alcuni tratti del corso d’acqua, che nasce nel Parco nazionale d’Abruzzo alle pendici del monte Morrone del Diavolo, è riapparso il fondale a lastroni livellato, datato oltre duemila anni, già parzialmente visibile negli anni passati ma che ora si presenta più nitido.
«La visibilità di tali resti archeologici è rimessa all’attività del fiume», commenta il sindaco di Castel di Sangro, Angelo Caruso, «e ai fenomeni di deposito e trascinamento dei ciottoli da cui dipende l’evento di apparizione e sparizione del basolato. Incerta la collocazione storica di tale pavimentazione, probabilmente risalente all’epoca romana, poiché la zona dove è collocata è stata oggetto di diverse “manomissioni” allorquando sono stati ricostruiti i vari ponti su cui è posizionato quello attuale. Interesseremo comunque la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio d’Abruzzo», conclude il primo cittadino di Castel di Sangro, «a cui, come è noto, appartengono i compiti, in ambito territoriale, in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici».
I lastroni sono visibili proprio all’altezza del vecchio ponte romano distrutto dalle mine tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Si trovano in un tratto del fiume da cui sta emergendo la sagoma dei rostri del ponte.
Segnalazioni in merito alla nuova riapparizione dei lastroni sono giunte anche direttamente da alcuni cittadini di Castel di Sangro, che nei giorni scorsi hanno pubblicato sulle loro pagine Facebook alcune foto del fondale da cui emergono in modo più nitido rispetto al passato la sagoma dei rostri del ponte nonché le pietre poste nell’alveo del fiume.
«La presenza di sepolture sparse e di testimonianze di età romana scoperte tra le località di Casadonna e il Colle delle Forche», spiega Angela Caruso, direttrice del Museo civico Aufidenate di Castel di Sangro, «lascia spazio all’ipotesi di un ponte realizzato per mettere in comunicazione l’abitato con la sponda opposta, popolata in epoca imperiale da ville suburbane e da aziende agricole».
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