Dalla piscina ai banchi, lo sport aiuta la scuola

14 Marzo 2018

Vita da atleta e impegno in classe: il racconto in presa diretta di chi comincia la giornata nuotando

L’AQUILA. Ore 5.30. Suona la sveglia, la mia giornata sta per iniziare. Non crediate che io sia un militare, nemmeno un pendolare o un fornaio... Sono semplicemente uno studente che nuota a livello agonistico.
Alle 6 mi dà il “buongiorno” una piscina vuota e illuminata dai primi raggi del sole che filtrano dalla finestra e s’infrangono nella fredda acqua clorata. La piscina, nelle prime luci dell’alba, avvolta da una straordinaria quiete, sembra ancora che stia dormendo. Ore 7.30. Finita la prima sessione, stanco ma soddisfatto, cerco di asciugarmi il più velocemente possibile per arrivare in tempo in classe, dove mi attendono 5 ore di lezione. Ai più potrebbe sembrare una cosa paradossale, ma questo modo un po’ anomalo di avviare il mio bioritmo lo ritengo decisamente interessante e oltremodo stimolante. Le ore si susseguono regolarmente, tra interrogazioni, compiti, spiegazioni, risate e chiacchierate.
Il suono della campanella per i miei compagni significa “Pranzo a casa!”, per me invece “Mangio il panino... Palestra aspettami!”. Ore 14. Mentre i miei amici probabilmente stanno guardando la tv o stanno riposando, io sono alle prese con numerosi esercizi in una palestra piccola piccola, ma calda e pulita. Rivedo alle 15 la stessa piscina che avevo salutato alle 7.30, non più silenziosa e serena, ma travolta da mille attività: corsi, sincro, pallanuoto, idrobike...
Dopo 14 anni che nuoto non faccio più caso al rumore e alla confusione tipica di una piscina al pomeriggio, e riesco ad allenarmi con la stessa determinazione e lo stesso ardore, grazie soprattutto agli allenatori, che curano la mia preparazione, e alla mia passione per questo sport. Ore 17.30. Ritorno finalmente a casa, dove, dopo un breve spuntino, mi butto a capofitto sugli infiniti compiti e discipline da studiare. Alle 21, dopo una dura giornata, mi siedo a tavola e consumo la cena in assoluta tranquillità, per poi andare subito a letto, ma non prima di aver dedicato il rimanente delle mie energie per l’altra mia grande passione: la lettura di un buon libro.
I miei amici mi chiedono spesso come io possa sostenere queste giornate, e soprattutto come io riesca a conciliare in maniera ottimale lo studio con lo sport. Io rispondo sempre che solamente grazie al nuoto riesco a ottenere buoni risultati a scuola e ad assorbire valori importanti che mi serviranno nel corso della vita, come l’impegno, la dedizione, lo spirito di sacrificio, la fatica, il sapore della vittoria e l’accettazione della sconfitta.
Questo è solo uno dei tanti casi che chiarisce come si possa in effetti conciliare sport e scuola. L’attività praticata a livello agonistico spesso diventa più impegnativa di un lavoro, soprattutto in uno sport come il nuoto che richiede una meticolosa e quotidiana preparazione. E allora, è possibile declinarla con l’impegno scolastico? Penso che una cosa non escluda l’altra, perché lo sport agonistico, sebbene metta molto alla prova la resistenza fisica e mentale, può soltanto essere un aiuto nello studio.
Come dimostrano anche alcune ricerche svolte in Canada, la maggior parte degli adolescenti che pratica sport tra i 14 e i 19 anni, ottiene migliori risultati a scuola; trovando il giusto equilibrio, infatti, si creano delle situazioni in cui l’attività fisica riesce a influenzare positivamente le prestazioni scolastiche. Lo sport, sembra un controsenso, ma migliora la mente più del corpo: “mens sana in corpore sano” qualcuno diceva quasi 2000 anni fa...
Lo sport innanzitutto è cultura: è ciò che permette ai ragazzi di trasferire esperienze fondamentali nella vita di tutti i giorni, come la capacità di sapersi programmare, organizzare, di riuscire a gestire le proprie emozioni, di raggiungere gli obiettivi. Permette di capire quale sia il senso del lavoro: solo se un atleta si allena ottiene risultati, così come, a scuola, l’alunno prende buoni voti soltanto se studia. Infine lo sport insegna ai giovani che si può vincere, ma si può anche perdere, che la sconfitta non è un dramma, anzi un punto da cui ripartire. Inoltre, è provato che esso riduce lo stress e aumenta la capacità di concentrazione; ciò favorisce anche un migliore autocontrollo durante momenti di pressione, che a scuola non mancano mai. I ragazzi che si muovono, dunque, studiano in tempi più brevi, ottimizzano con più efficacia il proprio tempo, conciliano e organizzano i loro impegni con più facilità. Il doppio canale scuola-attività sportiva quindi va sostenuto perché si possa meglio capire che c’è un mondo che studia e uno che, oltre a studiare, si allena e gareggia, senza mai perdere di vista l’umiltà e la consapevolezza delle proprie capacità.
Alessandro Aloisi
Riccardo Olivieri
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