Dalla ricostruzione spuntano mura e bifore medievali

26 Marzo 2023

Il tratto dell’antica cinta è tornato alla luce a Porta Bazzano Le finestre scoperte in un aggregato di via Fortebraccio

L’AQUILA. A quasi 14 anni dal terremoto, la ricostruzione post sisma continua a svelare importanti testimonianze di un ricco passato. Nei giorni scorsi, la demolizione di un fabbricato nei pressi di porta Bazzano ha riportato alla luce un significativo tratto delle mura urbiche finora sconosciuto. «Vicino al tratto di cinta riscoperto», racconta Vladimiro Placidi, ex assessore comunale e autore di saggi di archeologia e architettura, «anche grotte e all’interno dei locali adiacenti una pressa tipografica antica lignea in quercia ancora in situ». Un piccolo “tesoro” con cui dovranno fare i conti le opere di consolidamento e restauro della cinta muraria della città, previste per i prossimi mesi. Dopo l’intervento sul tratto sovrastante viale delle Croce Rossa, infatti, i lavori riguarderanno il consolidamento e il restauro del tratto di mura da porta Branconia fino all’altezza della piscina comunale, ma soprattutto la valorizzazione dell’intera cinta con la realizzazione di camminamenti, zone di belvedere, panchine e una suggestiva illuminazione. La cinta muraria aquilana è uno dei pochi esempi di fortificazione trecentesca quasi integralmente conservata e si sviluppa per 5 chilometri. Il primo intervento sulle mura è stato realizzato con fondi comunitari (8 milioni di euro). C’è stato poi un secondo intervento di pavimentazione e illuminazione di 3 milioni e 600mila euro. Quello dei prossimi mesi (5 milioni) dovrebbe essere l’ultimo intervento che permetterà la tanto attesa fruizione della cinta. Intanto, durante i lavori di ristrutturazione di un aggregato in via Fortebraccio sono venute alla luce tre bifore di epoca medievale. Un loggiato di pregevole fattura che ha permesso ai tecnici a di fare anche considerazioni storiche, relative alla battaglia dell’Aquila, del 5 giugno 1424 e alla vittoria delle armate cittadine su quelle di Andrea Fortebraccio, noto come Braccio da Montone, che in quell’occasione perse la vita. Le bifore infatti sarebbero state realizzate da alcuni artigiani di Capua tra la fine del 1300 e il primo 1400. Ci potrebbe essere dunque un legame tra l’aggregato e il nobile condottiero a cui è intitolata la via, anche principe di Capua, ferito gravemente nel corso della battaglia e poi ucciso proprio su questa strada.
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