Danneggiò tombe, condannata a sette mesi

La donna dovrà anche pagare cinquemila euro. Decisive le immagini registrate dalle telecamere
SAN PIO DELLE CAMERE. Ha danneggiato tombe del cimitero di San Pio delle Camere. Per questi episodi, denunciati dai familiari dei defunti i cui loculi sono stati presi di mira nel corso di specifiche situazioni, è stata condannata a sette mesi d reclusione e al pagamento di cinquemila euro di danni la 63enne Stefania Aloisio.
Si è concluso così, ieri mattina, il processo a carico della donna che due anni fa aveva ricevuto la citazione diretta in giudizio da parte della Procura per i ripetuti danni riscontranti in particolare nei confronti delle lampade votive installate sulle tombe. Decisiva, per l’attribuzione delle responsabilità alla 63enne, sono state le immagini registrate dalle telecamere posizionate dai carabinieri all’interno dell’area cimiteriale nel corso delle indagini. I video, secondo quanto emerso nel corso del processo, hanno permesso dunque di identificare con certezza l’autrice dei danneggiamenti. Sono state così accolte le richieste della Procura e della parte civile, rappresentata in giudizio dall’avvocato Massimo Costantini, che hanno fatto scattare la condanna a carico della donna. Inizialmente sono stati cinque i casi contestati dall’accusa, da cui sono scaturite sette denunce da parte della congiunta di uno dei defunti ai quali sono state danneggiate le rispettive tombe. I colpi alle lampade votive sarebbero stati inferti con un oggetto contundente procurando così le rotture denunciate dai parenti dei defunti. Secondo le accuse gli episodi risalirebbero all’inizio di novembre 2018, proprio a ridosso della ricorrenza dedicata ai morti.
Nel processo, la cui prima udienza era stata fissata al 18 marzo 2020 davanti al giudice monocratico, la 63enne ha dovuto rispondere dei reati di danneggiamento, con riferimento «a spazi pubblici o destinati a uso pubblico o all’esercizio di un culto, o su cose di interesse storico», e di vilipendio delle tombe. Solo per quest’ultimo la pena prevista oscilla da sei mesi a tre anni di reclusione. (g.d.m.)
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