Danni a map e Case Le riparazioni sono un vero salasso

Duecentomila euro soltanto per i tetti da rifare a Pianola Caldaie, spurgo delle fogne, bonifiche: costi altissimi
L’AQUILA. I lavori di “somma urgenza” sui tetti divelti a causa del maltempo in alcune casette del villaggio Map di Pianola ha portato allo scoperto l’immensa mole di lavoro che ruota intorno alla manutenzione delle new town, amara eredità della fine della fase dell’emergenza post-sisma. Ci vorranno 200mila euro per provvedere al ripristino totale dei tetti, una somma notevole che lascia intendere quanto costoso sia il lavoro di manutenzione degli oltre 5mila alloggi tra progetto Case e Map. Difficile stabilire quanto costino ogni anno al Comune gli interventi straordinari dato che «sono imprevedibili» spiega la dirigente del settore ricostruzione pubblica Enrica De Paulis. Lo Stato non ha riconosciuto all’amministrazione comunale la copertura della manutenzione ordinaria (affidata alla ditta Guerrato), ma soltanto quella straordinaria, includendo le risorse nella delibera Cipe del febbraio 2015, in realtà sinora mai erogate a riprova della lentezza della pubblica amministrazione rispetto alle esigenze reali dei Comuni. Quello dell’Aquila si ritrova, così, a dover sopperire alle mancanze dello Stato con soldi accantonati anno per anno nel bilancio: l’anno scorso per la sola manutenzione straordinaria sono stati usati «circa 600mila euro» spiega il sindaco Massimo Cialente. Soldi che il Comune dovrebbe coprire con i canoni degli alloggi che, però, nessuno paga in quel perverso meccanismo del cane che si morde la coda: moltissimi inquilini non si sentono in dovere di farlo perché ritengono che i servizi di pulizia e manutenzione non siano efficienti; così i soldi non rientrano nelle casse dell’amministrazione che, a sua volta, non può fare la manutenzione. «Si lotta per stare dietro a tutto» chiarisce la dirigente De Paulis, che ogni giorno si trova a gestire una mole incredibile di casi di manutenzione da predisporre. Tra cui: le caldaie che vanno in blocco, la manutenzione delle strutture lignee, dei tetti, delle guaine, lo spurgo delle fogne che costa 300mila euro all’anno. Ai quali si aggiungono casi particolari come la bonifica della legionella di due appartamenti a Roio, una seconda campagna di analisi termografica per rilevare la presenza di umidità negli alloggi dei quartieri con balconi a rischio crollo, la manutenzione dei 37 map di Arischia dissequestrati e inutilizzati da due anni, in cui dovranno essere trasferite le famiglie che vivono in alloggi con balconi pericolanti. E poi un alloggio da bonificare in cui è stato ritrovato cadavere il suo inquilino dopo tre anni dal decesso. «Non possiamo invece procedere con la sostituzione dei contabilizzatori di calore e la revisione degli isolatori sismici (la manutenzione si deve fare ogni tre anni e ogni 10 vanno sostituiti) perché la cifra è troppo grande». E si attende il Cipe. Intanto per i detrattori il patrimonio post-sisma sarà «la tomba della città» in quanto «si sarebbero dovuti leggere gli atti di trasferimento di proprietà dallo Stato al Comune per capire i doveri della manutenzione». Per Cialente, invece, molta responsabilità è dei cittadini e torna a ribadire l’importanza che tutti paghino i canoni mensili «e smettano di buttare buste e pannoloni nelle fogne».
Marianna Gianforte
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