Danni all’auto dell’avvocato che aiuta donne violentate

6 Gennaio 2021

Squarciato uno pneumatico, terzo “sfregio” dal 2019 subìto da Giannangeli

L’AQUILA. È accaduto in pieno giorno, tra le 16 e le 18 dell’ultimo dell’anno, in una zona molto trafficata della città, via Leonardo Da Vinci, non distante dal cinema Movieplex. Qualcuno, con un coltello o forse una taglierina, si è avvicinato alla macchina della nota avvocatessa aquilana Simona Giannangeli, presidente dell’associazione Donatella Tellini-Centro antiviolenza per le donne, e ha squarciato una gomma in due punti. Un altro atto intimidatorio, che sembra fare il paio con quanto accaduto poco meno di due anni prima: a gennaio 2019, in occasione di processi importanti, proprio nel parcheggio del tribunale, infatti, l’autovettura della donna è stata oggetto, per ben due volte a distanza di una decina di giorni, dello stesso tipo di trattamento.
«All’epoca qualcuno ha tagliato due gomme della mia auto, in due diverse occasioni», spiega l’avvocatessa Giannangeli, «stavolta, forse la fretta o forse le limitazioni della cosiddetta zona rossa, avranno consentito al miserabile di concentrarsi soltanto su di una».
La mano potrebbe essere la stessa, «immagino anche a chi possa appartenere», continua la Giannangeli, «ma sarà la Procura a fare le indagini del caso. Le mie ipotesi potrebbero risultate sbagliate».
La donna, professionista e attivista impegnata da anni nel contrasto alla violenza di genere, infatti, ha già sporto denuncia contro ignoti.
«Non riesco a non collegare quanto accaduto alla mia attività, al lavoro che svolgo e al mio impegno al fianco delle donne», continua la Giannangeli, «non credo agli incidenti casuali. Non posso che immaginare che tutto sia legato al mio impegno, al mio fare quello che penso, alle prese di posizione». Certo, l’avvocatessa non avrebbe mai immaginato di ricevere un “regalo” del genere in un orario e in un giorno in cui le strade erano piuttosto trafficate, nonostante le restrizioni dovute al Covid.
«Il 31 dicembre», racconta ancora, «ho lasciato la macchina per scarse due ore nella zona del Movieplex, dal lato della scuola in fase di adeguamento, per adempiere ad alcuni impegni. Quando l’ho ripresa, verso le 18, ho imboccato viale Corrado IV e poco prima di arrivare alla rotatoria che precede il tribunale mi sono accorta di rumori e di sbandamenti, mettendomi paura. Ho raggiunto il parcheggio del tribunale, dove sono venuti a prendermi, ma non ho guardato a che cosa fosse effettivamente accaduto».
Solo il giorno successivo, a Capodanno, alla luce del sole, la donna si è resa conto che la gomma non era solo a terra, ma era stata tranciata in due punti. «È evidente», sottolinea con rabbia, «come questa città si elevi spesso a territorio al di sopra della legge, territorio libero per chi beneficia di protezioni che, sia pur invisibili, si rivelano efficaci. Suggerirei di apporre un cartello alle porte della piccola città con la scritta Far west a indicare che, con adeguati dispositivi di protezione, da queste parti si può spesso agire in modo continuativo e pressoché indisturbato. Si tratta di una piccola città spesso impegnata a ripulirsi, mentre scaccia donne e uomini migranti, che chiedono due centesimi per sopravvivere, quando relega dentro i confini quella parte di umanità che sporca la patina e che quindi va resa invisibile, dentro il patetico slogan di città sicura».
Infine l’affondo: «Non ci si interroga però su quei lasciapassare a delinquere rilasciati con disinvoltura, che minano l’unica sicurezza che vorrei, quella assicurata dal semplice svolgersi delle tante forme di convivenza civile. In questo caso la piccola città si fa sorda e distratta, volge lo sguardo altrove, in un silenzio assordante e colpevole».
Alla Giannangeli la solidarietà della Cgil provinciale: «Agire contro Simona vuol dire attaccare quel femminismo di cui, mai come ora, sentiamo la necessità».
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