«Danni dai fumi tossici? Analisi veloci»

Timori del comitato ambientalista dopo il nuovo rogo alla Adria. Lieve malore per un vigile del fuoco, aperta un’inchiesta
SULMONA. Sono proseguite per tutta la notte le operazioni di spegnimento dell’incendio che si è sviluppato per la seconda volta nel giro di pochi giorni nello stabilimento Adria di Sulmona, l’azienda che si occupa dello stoccaggio di pneumatici. Dopo aver domato le fiamme, i vigili del fuoco hanno proceduto al raffreddamento dei cumuli di gomma incandescente da cui potrebbero scaturire nuovi focolai e la conseguente emissioni di sostanze tossiche: nella zona industriale si gira con le mascherine protettive. Un lieve malore è stato avvertito da uno dei pompieri proprio mentre effettuava le operazioni di bonifica, richiedendo l’intervento del 118. Ha detto Mario Verini, funzionario e responsabile dell’intervento dei vigili del fuoco: «In questo momento la priorità è mettere in sicurezza la fabbrica, poi ci dedicheremo agli altri aspetti della vicenda, valutando eventuali provvedimenti, anche alla luce dell’esito dei controlli che sono ancora in corso». E mentre la Procura indaga sulle cause dell’incendio e su eventuali responsabilità, il sindaco di Sulmona, Peppino Ranalli, ha firmato l’ordinanza di sgombero di uno dei depositi di utilizzati dall’Adria per lo smaltimento dei pneumatici esausti. Ranalli, a seguito del primo incendio avvenuto giovedì scorso, si era rivolto al prefetto. Quest’ultimo, proprio ieri, ha dato il via libera al provvedimento, poiché il deposito è ritenuto irregolare. Il sindaco è ora in attesa dei risultati delle analisi dell’Arta e della Asl. «Voglio capire se c’è qualche rischio per i cittadini e per i prodotti agroalimentari» spiega Ranalli «in modo da poter intervenire tempestivamente con ulteriori provvedimenti di carattere sanitario».
Con il sindaco anche i cittadini chiedono rassicurazioni. «Chiediamo quali misure di sicurezza, dopo il primo incendio, le autorità preposte hanno adottato per evitare il ripetersi dell’evento al fine di tutelare la salute pubblica», affermano Antonio Franciosa e Giovanna Margadonna, «e chiediamo di conoscere quali programmi analitici di monitoraggio a corto e medio termine siano stati avviati da parte dell’Arta, della Asl e di altri enti preposti e che siano resi pubblici i dati e le analisi relativi».
E mentre si attendono le giuste risposte, la Saca, la società che gestisce il ciclo integrato dell’acqua per conto del Comune, è intervenuta per rassicurare la cittadinanza sulla bontà dell'acqua. «L’acqua distribuita da questa società è potabile e, quindi, può essere consumata regolarmente e con estrema sicurezza sia ad uso potabile che nella preparazione di alimenti», sottolineano dalla Saca, «al fine di fugare ogni possibile e restante dubbio, si informa che Saca spa assicura una gestione continua e costante degli impianti e delle reti di distribuzione, con misure in campo, controlli di routine e di verifica».
Claudio Lattanzio
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