Danni erariali Corte dei Conti cita l’ex assessore Riga

3 Giugno 2014

L’AQUILA. La procura regionale della Corte dei Conti cita per danni erariali l’ex vicesindaco e assessore comunale dell’Aquila all’Urbanistica Roberto Riga, chiedendo che sia condannato a risarcire...

L’AQUILA. La procura regionale della Corte dei Conti cita per danni erariali l’ex vicesindaco e assessore comunale dell’Aquila all’Urbanistica Roberto Riga, chiedendo che sia condannato a risarcire 43mila euro a causa dell’inerzia come responsabile del settore nell’eseguire le sentenze del Tar, in particolare sulle «aree bianche», quelle con vincolo urbanistico decaduto che per anni non sono state normate nuovamente, restando bloccate.

I proprietari hanno fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale che ha prima chiesto al Comune di provvedere e poi, dopo il silenzio dell’ente, nominato commissari per dare a questi terreni una nuova destinazione urbanistica.

Questo ha portato a «spese superflue» e quindi a un danno erariale con la successiva nomina pagata dei commissari.

L’udienza si svolgerà il 28 ottobre, come fissato dal presidente della sezione giurisdizionale Luciano Calamaro, che ha autorizzato la notifica da parte del Corpo investigativo che si occupa delle indagini.

Riga si è dimesso dall’esecutivo del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente il 10 gennaio scorso, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta «Do ut des» della Procura della Repubblica aquilana su presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione. In questa vicenda Riga è indagato insieme ad altre sette persone.

Si tratta di un’inchiesta ancora molto lontana dalla conclusione visto che solo pochi giorni fa la Procura ha nominato un perito che dovrà chiarire alcuni aspetti riguardanti il passaggio di una somma molto consistente finita in un conto diverso da quello nel quale doveva confluire.

Alla magistratura contabile si è giustificato spiegando la sua «strategia politica di raggiungere una pianificazione complessiva e non a macchia di leopardo» attraverso una norma generale.

Questo però, secondo l’accusa, non basta a giustificare il suo operato.

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