Dati Asl trafugati, verifiche al via: caccia ai documenti diffusi on line

Dopo l’emergenza, ora gli esperti di polizia postale e Acn sono al lavoro per identificare gli autori L’attività è partita con le azioni legali di pazienti e dipendenti. Si temono truffe e ricatti ai loro danni
L’AQUILA. Finita l’emergenza, entrano nel vivo le verifiche sulla montagna di dati sensibili trafugati dagli hacker russi alla Asl di Avezzano, Sulmona e L’Aquila e diffusi su internet alla mercé di chiunque. Al lavoro al fianco della Procura che indaga, ci sono gli esperti della polizia postale e dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Ad attendere risposte, invece, ci sono migliaia di dipendenti e pazienti che non si sa se e in che misura siano stati oggetto della violazione della privacy. In centinaia hanno avviato azioni legali, seguendo formalmente la strada della richiesta di informazioni all’azienda e al Garante della privacy, oppure presentando direttamente denuncia.
La Asl ha confermato il furto di documenti, dicendosi però impossibilitata a fornire nel dettaglio se e quali dati siano stati diffusi online. L’azienda è titolare del trattamento della privacy di quei dati: per questo potrà essere chiamata in causa da richieste di risarcimenti danni, potendosi però difendere dimostrando che quanto accaduto non sia in alcun modo imputabile all’ente, il quale aveva adottato le misure di sicurezza tecniche e organizzative adeguate al rischio. L’azienda sarebbe serena su questo fronte, come confermato sia dal direttore generale Ferdinando Romano, sia dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio.
Nel frattempo, sale il numero di persone che stanno prendendo visione di quei 522 Gigabyte di dati sensibili diffusi su internet. Sono ormai 17.500 le visite a quei dati: il numero lo riporta il contatore dello stesso blog del gruppo di cybercriminali “Ransomware Monti” nella sezione dedicata all’attacco all’azienda sanitaria abruzzese. Le autorità – a partire dal Garante della Privacy – hanno tentato di sensibilizzare le persone a non accedere a quei dati, sia per le conseguenze penali dell’azione che per quelle tecniche, dato che ci si espone al rischio di diventare vittima di ulteriori attacchi hacker tramite virus o malware. Il timore, però, è che tra quei 17.500 utenti di internet possano esserci anche malintenzionati interessati a sfruttare quei dati sensibili per tentare ricatti e truffe a dipendenti e pazienti della Asl aquilana.
Nelle strutture sanitarie della provincia, intanto, la situazione sembra tornata quasi completamente alla normalità, dopo settimane di caos dovuto al blocco dei sistemi e al ritorno al cartaceo. Mentre i dati e i servizi della Asl – prima azienda sanitaria a farlo in tutta Italia – sono stati trasferiti nella fortezza dell’archivio digitale del nuovo Polo strategico nazionale.
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