Dati dei pazienti diffusi sul web «Ora fate presto con le indagini»

Gli avvocati che hanno avviato le azioni legali: «Presentiamo le denunce anche per accelerare i tempi» Non si sa infatti quante siano le persone colpite dalla violazione della privacy, si temono ricatti e truffe
L’AQUILA. È una corsa contro il tempo. Non si sa quanti siano, e chi siano, i pazienti e i dipendenti della Asl di Avezzano, Sulmona e L’Aquila vittime della diffusione online dei loro dati sensibili da parte degli hacker che hanno assaltato l’azienda sanitaria: si ipotizza diverse migliaia di persone. Mentre i loro documenti medici – a partire dai referti – ma anche residenza, e-mail e numero di telefono sono sul dark web ormai da giorni alla mercé dei malintenzionati di tutto il mondo che potrebbero impiegarli per ricatti, truffe e chissà quanti altri usi.
È per questo che gli avvocati che rappresentano centinaia di pazienti e lavoratori dell’Asl ora puntano ad accelerare i tempi e a evitare che i cittadini facciano ricerche autonomamente esponendosi ad altri enormi rischi. «Nelle querele contro ignoti che stiamo presentando viene avanzata anche la richiesta di acquisire agli atti d’indagine i dati del querelante, ove oggetto di sottrazione e diffusione nel web, evitando, così, anche i rischi connessi a maldestri tentativi degli assistiti di accedere nel dark web e i potenziali risvolti penali», dicono i legali Marco Colantoni e Pier Luigi D’Amore, che dopo le centinaia di diffide inviate all’azienda sanitaria ora stanno presentando vere e proprie denunce alle autorità, a partire dalle procure. «Si spera peraltro che le denunce possano servire pure ad anticipare i tempi amministrativi previsti dalla normativa di settore per l’acquisizione, formale e legittima, di informazioni sui dati trafugati, che implicano il coinvolgimento del titolare del trattamento, l’Asl 1, già provato da quanto occorso». Nelle prime diffide, i cittadini avevano chiesto «informazioni dettagliate sulla sottrazione dei propri dati personali, genetici, biometrici e sanitari nonché sulla possibilità di ripristinare/ricostruire i detti dati anche al fine di sapere se l’Asl sia in grado di ricostruire la storia clinica dei pazienti per finalità terapeutiche».
Nel frattempo, la task force dell’Asl, con gli esperti dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e della polizia postale, oltre che a riattivare i sistemi informatici ancora in parte bloccati, cercano anche di stabilire come gli hacker del gruppo criminale “Ransomware Monti” siano riusciti a entrare nella rete aziendale. La questione è anche al centro di una interpellanza alla giunta Marsilio presentata dalle opposizioni in consiglio regionale, con primi firmatari Silvio Paolucci del Pd e Giorgio Fedele del M5S. Si chiede, tra le cose, se la Regione «intende avviare un’indagine interna per verificare le eventuali carenze dei sistemi informatici» e «se è stata fatta una detection, indagando come il ransomware sia entrato in contatto con il sistema informatico aziendale, ovvero da quale “porta” sia entrato».
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