De Angelis affonda, si rivota

9 Giugno 2019

Sindaco senza maggioranza, cade l’amministrazione: alle urne nella primavera 2020

AVEZZANO. Fine della corsa per la maggioranza di Gabriele De Angelis e soprattutto per un sindaco che oggi compie gli anni ma che avrà poco da festeggiare. Ad Avezzano arriva il commissario prefettizio, come non accadeva dal 1993. La Caporetto della litigiosa ex super corazzata, nell’aria da giorni, si è concretizzata in consiglio comunale: i tre dissidenti, Luigia Francesconi e Marco Natale (Udc) e Leonardo Rosa (Fratelli d’Italia), “corteggiati” fino a pochi attimi prima dell’ingresso in aula, hanno votato insieme alla minoranza (i 7 consiglieri sopravvissuti della coalizione Di Pangrazio, più i 4 ex compagni di viaggio del sindaco di “Responsabilità civica” passati all’opposizione) decretando la bocciatura del consuntivo e, di conseguenza, il prossimo scioglimento del consiglio da parte della prefettura. Il pollice verso – 14 voti a 8, con 3 assenti – sia sulla mozione di sfiducia alla presidente del consiglio Iride Cosimati (stesso partito di Rosa) che allo strumento finanziario, già bocciato in prima istanza in un precedente consiglio comunale, ha messo il sigillo finale sull’amministrazione, nata civica e sfociata nel centrodestra prima delle ultime Regionali. La lunga notte e la riunione di maggioranza pre-consiglio per provare a far rientrare i dissidenti nei ranghi non ha centrato l’obiettivo.
CLIMA BOLLENTE. L’aria che tirava si è vista sin dalle prime battute, quando il capogruppo di Forza Italia, Giancarlo Cipollone, ha messo in votazione la proposta di inversione della sfiducia alla Cosimati con il voto sul consuntivo, bocciata con 14 voti contrari: gli 11 consiglieri di minoranza, più i tre dissidenti Francesconi, Natale e Rosa. Schema ripetuto nelle votazioni successive che hanno messo fine all’amministrazione, anche se il sindaco resta in carica fino alla nomina del commissario prefettizio. Che dovrebbe avvenire al massimo martedì. Non è passata inosservata l’assenza dell’assessore Lino Cipolloni, uno degli scontenti, per molti regista dell’operazione Udc.
I PERCHÉ DEI DISSIDENTI. «Vediamo un clima pieno di livore, risentimenti personali e rapporti logori», hanno affermato quasi in lacrime Marco Natale e Luigia Francesconi, «che costituiscono una barriera insormontabile per qualsiasi futura azione amministrativa che avrebbe dovuto essere caratterizzata dalla continua ricerca di sintesi e condivisione con cittadini e consiglieri. È un errore confondere il ruolo di primo cittadino, primus inter pares, con quello di capo azienda. La velocità d’azione spesso non può coincidere con la condivisione, ma sarebbe stato meglio andar più piano, condividendo. Manca la sintesi politica, ma forse anche la capacità di farla. Avezzano non può permettersi che la ricerca della sintesi politica, finalizzata all’interesse di pochi, sia l’esclusivo faro dell’attività amministrativa senza una programmazione condivisa. Per questo è arrivato il momento di fermarci e, preso atto dell’erronea strada intrapresa, mettere un punto, senza paura e senza alcuna retorica sull’arrivo del commissario».
IL SUPER CONTESTATORE. C’è molto di Leonardo Rosa in questo finale. «Il sindaco», ha sottolineato, accalorandosi in più occasioni, sul T-red, il mercato, la pista ciclabile e il mancato ascolto, «ha tirato dritto. Ho chiesto di parlare di programmi anche quando sono entrato in Fratelli d’Italia alla presenza dei vertici, purtroppo i colleghi Cosimati e Gentile hanno ceduto alle lusinghe. Oggi la super corazzata da 17 consiglieri non c’è più: di qua ce ne sono 14. Il gruppi dei 4 civici è stato fondamentale in questa partita. Sul mercato tutti i consiglieri avevano chiesto di riportarlo in centro entro fine di maggio. E non c’è stato verso. Ora basta».
LO SFOGO DEL SINDACO. «Sono assolutamente sereno», ha scandito Gabriele De Angelis, eletto nel 2017, «perché ho la coscienza a posto per aver fatto le cose per la città. A oggi l’amministrazione ha portato avanti più dell’80% del programma di mandato, trovato risorse, realizzato gli interventi di riqualificazione di piazza Torlonia, il castello Orsini, avviato il lavoro di rilancio dell’Università, la revisione del Prg, del piano traffico, la riqualificazione del Villino Cimarosa attesa da 30 anni, seguito l’iter per le nuove Zes, il tribunale da salvare, il nuovo ospedale da realizzare. Ma a differenza di altri posso vivere senza bisogno della politica, il tempo dirà, ma girerò comunque a testa alta. Se a volte si è spinto con determinazione, con passo deciso e determinato, è stato per il bene della città».
COMMISSARIO FINO AL 2020. Dopo 26 anni, era il 1993 quando in città arrivò il commissario Colagrande, la politica andrà di nuovo in stand by. Le nuove elezioni anticipate si terranno la prossima primavera, in un arco temporale tra il 15 aprile e il 15 giugno. Il commissario eserciterà i poteri ordinari e straordinari di competenza di sindaco, giunta e consiglio comunale. Primo impegno? Il varo del consuntivo.
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