De Matteis sfiducia l’assessore Piccinini

L’attacco in Commissione del capogruppo di FdI per l’antenna di Sassa: «È inadeguato al ruolo che sta svolgendo»
L’AQUILA. Adesso lo strappo è diventato ufficiale. Se prima erano rimaste sotto traccia, le crepe all’interno del partito del sindaco Pierluigi Biondi, Fratelli d’Italia, le ha portate alla luce ieri mattina il capogruppo Giorgio De Matteis, nella riunione della seconda Commissione consiliare Gestione territorio, presieduta da Raffaele Daniele.
La piena che ha rotto gli argini è quella seguita dal fiume di polemiche e dibattito lungo più di un’ora e mezza nel consiglio comunale di giovedì, sulla questione dell’antenna per la telefonia installata a Pagliare di Sassa, vicino alla chiesa medievale.
De Matteis ha in pratica chiesto all’assessore – del suo stesso partito – Alessandro Piccinini, di dimettersi. Non ha pronunciato chiaramente il termine “dimissioni”, ma ha sottolineato la «inadeguatezza per il ruolo che sta svolgendo all’interno della giunta». Il capogruppo di FdI, con un colpo da teatro, ha tirato fuori ieri mattina in Commissione un documento dell’Ufficio legale del Comune, firmato dal dirigente, l’avvocato Domenico de Nardis, datato 27 febbraio – il giorno prima del consiglio – e indirizzato al sindaco e allo stesso Piccinini, nel quale in sintesi si rileva la “legittimità” dell’impianto di telefonia.
L’assessore e il primo cittadino non hanno partecipato alla seduta consiliare, alla quale ha assistito una folta delegazione dei 1.500 firmatari di Pagliare di Sassa e dintorni, della petizione per la rimozione dell’antenna, alta 35 metri. L’assenza di Biondi e Piccinini ha esposto il consiglio a una inutile, lunga ed estenuante discussione sui tempi per dare una risposta ai cittadini di Sassa – inutile perché già era nota dal giorno prima – e anche a una brutta figura al consigliere di maggioranza, Ferdinando Colantoni (Insieme per L’Aquila), che ha fatto votare un odg in cui si fissa a 30 giorni il termine della risposta del Comune, contro l’odg di Giustino Masciocco (Art. 1) che di giorni ne chiedeva 15. Ieri mattina Colantoni ha espresso tutta la sua amarezza.
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