De Nino-Morandi In cinque giorni raccolte 300 firme
SULMONA. Più di 300 firme in cinque giorni: petizione record per il De Nino-Morandi, avviata da ex studenti e docenti per chiedere la riapertura della scuola. L’istituto di via D’Andrea, chiuso da...
SULMONA. Più di 300 firme in cinque giorni: petizione record per il De Nino-Morandi, avviata da ex studenti e docenti per chiedere la riapertura della scuola. L’istituto di via D’Andrea, chiuso da ottobre 2014 dopo il sequestro per l’inchiesta su presunti lavori mal eseguiti, resta in uno stato di assoluto abbandono con vetri rotti ed erbacce sul piazzale. Tant’è che nei mesi scorsi è anche scoppiato un incendio in uno dei locali della scuola. L’obiettivo dei promotori dell’iniziativa è quello di estendere la petizione anche all’intera città, visto che il documento ha catturato l’attenzione di residenti e commercianti di piazza Capograssi. Nelle prossime settimane gli ex alunni, d’accordo con il comitato pro De Nino-Morandi, saranno presenti con dei banchetti nei punti strategici della città. «Vogliamo raccogliere un numero consistente di firme per far capire quanto Sulmona abbia a cuore il De Nino-Morandi», fanno sapere gli ex studenti e docenti, «siamo stufi di questa situazione di stallo». La struttura, che ospita gli istituti tecnici per Ragionieri e per Geometri, era stata la prima ad essere interessata, a partire dal 2011, dai primi lavori programmati dalla Provincia nell’ambito del programma scuole sicure. A settembre del 2011, infatti, le due scuole coi loro circa 300 alunni, divisi in 16 classi, erano state interessate da alcuni interventi di consolidamento andati avanti per diversi mesi. I lavori, però, non erano stati traumatici per gli studenti, che erano stati ospitati in un’ala dell’edificio non interessata dal cantiere. La somma stanziata dalla Provincia, era di circa 6 milioni di euro, ma il completamento dei lavori è stato bloccato dal sequestro disposto dalla Procura. Coi nuovi lavori si puntava a completare l’adeguamento antisismico della scuola, ma anche a dotarla di ambienti moderni e di laboratori all’avanguardia. Nel mirino degli inquirenti sono finiti gli interventi su due corpi di fabbrica. (f.p.)
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