De Nino-Morandi, pronta parte della progettazione

24 Ottobre 2020

Il consigliere provinciale Ramunno: «Imperdonabile questo ritardo di sei anni Ma ora pensiamo a lavorare per riportare qui gli studenti ospitati a Pratola»

SULMONA. Ultimata la progettazione di parte del De Nino-Morandi. A sei anni dalla chiusura si cominciano ad intravedere dei piccoli passi in avanti per il rientro degli studenti dell’Istituto per ragionieri e geometri in città. La scuola, infatti, è chiusa dal 17 ottobre 2014, quando la Guardia di finanza pose i sigilli sul primo cantiere delle scuole in sicurezza avviato in città. Proprio nei giorni scorsi il consigliere comunale e provinciale Andrea Ramunno è andato a Mosciano Sant’Angelo per incontrare i titolari della società di progettazione della scuola sulmonese, trasferita nell’Iti di Pratola.
«Hanno completato la progettazione strutturale dei corpi C5, C6, C2 (ala geometri, ingresso, laboratori, palestra) che prevederà interventi in acciaio e incatenature», spiega il consigliere. «Stanno lavorando sulla progettazione degli impianti che verrà completata nell’arco di qualche settimana. I lavori prevederanno una scuola totalmente nuova sia nella parte strutturale che in quella impiantistica e degli infissi». Ramunno ammette che la strada è ancora lunga, ma annuncia di voler tenere d’occhio la questione. «Terrò alta l'attenzione perché il percorso è ancora lungo», aggiunge il consigliere. «Una cosa è certa e lo dico senza paura di essere smentito, qualcuno deve farsi un esame di coscienza per questo ritardo di 6 anni. Ma non è nel mio stile fare polemica, ora pensiamo a lavorare». Effettivamente ci sarà molto da fare prima di riportare i circa 300 studenti nello stabile di via D’Andrea, dove da più di sei anni incuria e abbandono si sono impossessati dell’interno e dell’esterno della scuola. L’istituto per Ragionieri e per Geometri era stato il primo ad essere interessato, a partire da settembre 2011 e senza necessità di trasferire gli studenti, dai primi lavori programmati dalla Provincia nell’ambito del programma delle scuole sicure nel post sisma. La somma stanziata dalla Provincia è di circa 6 milioni di euro. Quel che resta della somma doveva essere usato per completare gli interventi, su cui è poi intervenuta la Procura sequestrando tutto e in particolare i corpi di fabbrica 1 e 3, oggetto di lavori di messa in sicurezza, dichiarati urgenti dopo il sisma del 6 aprile 2009. Intanto, a fine mese riprenderà il processo pendente davanti al Tribunale dell’Aquila, per falso e truffa ai danni dello Stato, scaturito dall’inchiesta dei magistrati aquilani sui presunti lavori sbagliati post sisma proprio relativi ai corpi di fabbrica 1 e 3. Secondo l’accusa i rinforzi antisismici e i ferri utilizzati sarebbero di meno di quelli previsti dal progetto, con i lavori a risparmio in sostanza sulla sicurezza degli studenti. Per sollecitare la riapertura della scuola è nato anche un comitato presieduto da Franco D’Amico.
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