De Pratti: giusto puntare sul nuovo ospedale

20 Dicembre 2016

Il primario, però, chiede che non venga depotenziata l’attuale struttura «Chi dirige i reparti sia all’altezza e si utilizzino le case di cura per i posti letto»

AVEZZANO. «Ben venga un nuovo e moderno ospedale, ma l’attuale struttura non può e non deve essere depotenziata. I primari devono essere all’altezza e si utilizzino anche le case di cura private per evitare la carenza di posti letto». Con la consueta franchezza e adottando la formula della letterina a Babbo Natale, per gli auguri a tutti, il dottor Ezio De Pratti, direttore della cardiologia Utic di Sulmona e componente del tavolo tecnico della sanità al Comune di Avezzano pone l’attenzione sulla sanità nella Marsica.

«Carissimo Babbo Natale», scrive, «so che tra non molto avremo, soprattutto se le promesse saranno mantenute e non diverremo un suburbio dell’Aquila, un nuovo ospedale al passo con i tempi! Mi ricordo ancora del progetto di quello attuale: un plastico in bella mostra su di un tavolo posto all’ingresso del vecchio ospedale, quello in via Monte Velino. Erano gli anni Sessanta ed io ero bambino operato lì, per una appendicectomia, dall’allora primario professor Pescatori. Bene! Nel 1985, nel mese di ottobre ebbi, ormai medico, l’onore di chiudere il Pronto soccorso dopo l’ultima notte di lavoro. Un ricordo va anche alla figura di Augusto Lelli, direttore sanitario dell’epoca che con grande lungimiranza portò ad Avezzano ed istituì la neurochirurgia, l’oncologia, l’ematologia, pneumologia, ma ancor prima fece istituire malattie infettive, Pronto Soccorso e cardiologia, reparti tutti con figura primariale. Troppo spesso lo abbiamo dimenticato».

«Caro Babbo Natale», continua De Pratti, «ti prego, questo nuovo ospedale facciamolo prima! Facciamolo presto anzi, no, prestissimo! E facciamolo di livello tecnologico e scientifico all’avanguardia e davvero in linea con i tempi e con un mondo sempre più complesso ed esigente, non solo di cure, ma anche di rispetto, dignità sia per i pazienti ed utenti che per chi debba gestirlo e lavorarvi. Intanto però, in questa attesa del “nuovo”, facciamo sì che il nostro attuale ospedale, anche se malandato, vada avanti e al meglio della efficienza possibile e realizzabile. Al meglio significa: reparti efficienti nella dotazione organica e nelle professionalità degli operatori impegnati; effettuazione di manutenzioni di apparati, con ammodernamento, dove necessario, perché la vita continua e va sempre preservata ed aiutata al meglio. Bene per quanto già fatto!».

Secondo il cardiologo, che ringrazia «per la sensibilità il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, il manager Rinaldo Torderae la dottoressa Maria Teresa Colizza, «nelle Unità complesse certamente va previsto sempre un direttore di ruolo efficiente ed efficace nel far fronte alle esigenze della domanda di sanità e non solamente “un facente funzione in sede vacante”, perché il primario sa coagulare le risorse disponibili e farle funzionare al meglio. Ovviamente, questo indirizzo non è sempre generale; infatti, il reparto di Medicina è privo del primario, ma ha al suo vertice un facente funzioni più che primario. Il Pronto Soccorso di oggi, nella sua forma attuale, non è cosi in tutti i sensi! Infatti, tanto per esser chiari: non ha un primario di ruolo; non ha la dotazione organica necessaria a far fronte a tutto ciò che il territorio produce in termini di patologie; risulta inadeguato a far davvero fronte alle emergenze visto che, anche nelle condizioni meno critiche, risulta inadeguato a far fronte alla domanda di servizio. Devo purtroppo fare alcune precisazioni. Allorquando ne presi la direzione, nel gennaio 2013, il Pronto soccorso della Marsica (perché quello dell’ospedale di Avezzano tale è), tra i più grandi d’Abruzzo, era l’unico non organizzato secondo le linee guida regionali. Non esisteva il triage ed era nel caos organizzativo più grande che si immagini e, infatti, era al centro di continue lamentele da parte di tutti: utenti ed operatori. Inoltre, cosa ancor più sciocca, Pronto soccorso e Obi (Osservazione breve intensiva) erano divisi per motivi, puramente, clientelari. Questa era ed è una delle tante inadeguatezze realizzate da una certa politica che non è, tra l’altro, a favore del territorio e della gente, ma nutre solo i propri interessi e quelli del capoluogo maggiore». Quindi la chiosa: «Innanzitutto, già da ora, è necessario, come più volte segnalato nelle varie sedi, che le case di cura partecipino per una messa in rete di posti-letto per gestire l’urgenza, dal momento che la legge prevede che il numero dei posti-letto per degenza sia pari a 3,7/1000 abitanti. L’ospedale di Avezzano, quindi, non può comunque garantire la copertura di questo fabbisogno avendo a disposizione solo il 50% dei posti-letto necessari».

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