Debiti della Perdonanza: li deve pagare il Comitato

17 Maggio 2022

La Cassazione ribalta le due sentenze precedenti e salva il Comune dell’Aquila Il caso risale al 1992: contenzioso da 25mila euro aperto dall’Ateneo di Bologna

L’AQUILA. Si è chiusa (ma forse ancora no) dopo 30 anni la vicenda del mancato pagamento all’Università di Bologna di uno spettacolo teatrale inserito nel programma della Perdonanza 1992. L’Ateneo bolognese reclamava 25.000 euro (nel 1992 c’erano ancora le lire) dal Comune dell’Aquila che era stato condannato sia in primo che in secondo grado. Due giorni fa la Corte di Cassazione con un’ordinanza ha ribaltato le due precedenti sentenze dando ragione al Comune (difeso dall’avvocato Domenico de Nardis) che quindi non dovrà tirare fuori i 25.000 euro. Tutto finito quindi? Non è detto. La Cassazione infatti ha dato ragione al Comune in base a due motivi: il primo è che a pagare doveva (o dovrebbe essere) il Comitato Perdonanza di allora e non il Comune e il secondo è che fra il Comune e l’Università di Bologna non c’è un atto ufficiale che può giustificare la richiesta di soldi.
L’ORDINANZA
Per la Cassazione le ragioni del Comune sono fondate. Per i giudici il Comitato è cosa diversa dal Comune. «Il Comitato», si legge nel documento, «è un’organizzazione per la cui esistenza è necessaria la sola volontà degli organizzatori per un fine determinato e non occorre che vi sia un fondo patrimoniale. Pur se privo di personalità giuridica, il Comitato è un centro autonomo di imputazione di situazioni giuridiche soggettive e ha, pertanto, la titolarità piena dei rapporti patrimoniali che pone in essere. Quindi delle obbligazioni assunte dal Comitato rispondono personalmente e illimitatamente tutti i componenti, senza alcuna distinzione». Quindi i 25.000 euro dovrebbero pagarli i componenti del Comitato 1992.
IL CONTRATTO MANCANTE
La Cassazione ha accolto anche il secondo motivo del ricorso stabilendo che «l’accollo da parte del Comune di un debito gravante su un terzo (il Comitato) avrebbe richiesto la sottoscrizione di un apposito contratto. Nel caso di specie non è idoneo a vincolare il Comune il messaggio del 24 dicembre 1992 con il quale il sindaco informava il rettore dell’Università di Bologna di aver sottoscritto la convenzione relativa alla rappresentazione teatrale, né il successivo messaggio del 4 giugno 1993 con cui il sindaco (Giuseppe Placidi ndc) attribuiva il ritardo del pagamento a difficoltà di cassa e invitava l’Università a non avviare azioni giudiziarie». In definitiva, mancherebbe «qualunque impegno di spesa destinato a fronteggiare l’onere delle prestazioni che deriverebbero dall’accordo negoziale. Inoltre la delibera comunale, con la quale in sede di riconoscimento di debito fuori bilancio il Comune destina una somma al pagamento del corrispettivo dell’opera eseguita, in assenza di un valido contratto fonte di obbligazione, non può configurarsi come ricognizione di debito».
CONCLUSIONI
La Cassazione stabilisce che il Comune non deve pagare quei 25.000 euro ma non chiude completamente la vicenda legale. Rimanda infatti gli atti alla Corte d’Appello (civile) per un nuovo giudizio che dovrà adeguarsi a quanto stabilito dalla Cassazione. E cioè che «il Comitato ha la titolarità piena e diretta dei rapporti patrimoniali relativi sia a beni mobili che immobili e quindi risponde delle obbligazioni assunte dai suoi rappresentanti». Quindi a pagare devono essere, 30 anni dopo, i componenti di quel Comitato. La “lite” con l’Università di Bologna è destinata dunque a continuare a meno che, con un po’ di buon senso da entrambe le parti, non la si chiuda definitivamente.
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