Debito di 98 milioni, il Cam sprofonda

28 Febbraio 2018

Dossier svela bilanci tenuti artificiosamente in utile. Libri in tribunale per il concordato e in Procura per le indagini

AVEZZANO. Il 31 ottobre 2014 i Comuni soci del Consorzio acquedottistico marsicano spa avevano approvato il bilancio d’esercizio 2013 con un risultato economico positivo di circa 200mila euro. E nel 2015 l’utile era arrivato a 1,4 milioni. Tanto che i sindaci parlavano di inversione di tendenza per una società che negli anni aveva accumulato debiti su debiti. Quegli stessi soci che ieri sera sono stati messi di fronte a numeri molto differenti. Saltati fuori da una ricognizione sui conti voluta e attuata da Consiglio di gestione e Consiglio di sorveglianza del Cam. Un’operazione verità promossa da Gabriele De Angelis, sindaco di Avezzano, Comune capofila, che ha portato ad accertare “componenti negative di reddito” per 17 milioni. Cifra che va a sommarsi al debito di 81 milioni. Una voragine.
TUTTI IN TRIBUNALE. Stando al dossier vi è una sola strada percorribile: portare i libri contabili in tribunale e puntare al concordato preventivo per la ristrutturazione dei debiti e il rilancio della società. Una sorta di fallimento pilotato. L’assemblea dei soci ha deliberato in tal senso. La palla passa al tribunale per l’accoglimento della proposta di concordato e verosimilmente alla Procura di Avezzano e alla Corte dei Conti all’Aquila per l’accertamento delle eventuali responsabilità connesse allo stato di grave dissesto. Si dovrà appurare se qualcuno ha nascosto la polvere sotto il tappeto.
POSSIBILI ARTIFICI. Il Cam gestisce il servizio idrico integrato in 33 comuni e per una popolazione pari a 130mila abitanti. La ricognizione sui conti è stata voluta dalla presidente Manuela Morgante (del consiglio di gestione fa parte Armando Floris) e dal Consiglio di sorveglianza presieduto da Alessandro Pierleoni (membri Felicia Mazzocchi assessore comunale di Avezzano e Antonio Mostacci sindaco di Collarmele). Sono state spulciate le scritture contabili degli ultimi anni. La realtà rappresentata nell’assemblea è ben diversa da quanto si legge nei bilanci Cam degli ultimi anni, tenuti artificiosamente in utile, come evidenziato dalla Morgante. CREDITORI IN FILA. Le rettifiche negative di reddito per oltre 17 milioni riguardano debiti verso Enel e altre poste energetiche (quasi 4 milioni), fatture da emettere non contabilizzate o non correttamente contabilizzate (circa 2 milioni), spese legali non contabilizzate (circa 1 milione), sanzioni ambientali non correttamente valutate in bilancio (1,2 milioni), oneri per il personale non contabilizzati (circa 700mila euro) e varie altre poste negative per omessi controlli per circa 3 milioni. Somme che riguarderebbero gli ultimi otto, nove anni di gestione.
SERVIZI GARANTITI. Le rettifiche negative andranno a incidere sul bilancio 2017 che, a questo punto, esporrà una pesantissima perdita. Stando al dossier, infatti, l’analisi dei dati finanziari evidenzia «una situazione ormai compromessa e non recuperabile con la semplice applicazione dei normali strumenti di gestione aziendale». Con il concordato, è stato chiarito, verrà garantita la continuità del servizio idrico e saranno salvaguardati i 120 posti di lavoro del Cam. Inoltre, il concordato preventivo in continuità si rende necessario non essendo percorribile, da parte dei Comuni, la vecchia strada della ricapitalizzazione della società in fallimento o di altre forme di “soccorso finanziario”, espressamente vietate dalla legislazione in materia di società partecipate pubbliche (questo per evitare di scaricare sui cittadini la malagestione delle aziende pubbliche). Il tribunale dovrebbe nominare un commissario per “congelare” la grave situazione debitoria e arrivare a una ricontrattazione degli importi con i principali creditori (Enel e banche soprattutto). Se il concordato preventivo sarà approvato, il Cam avrà sei mesi per mettere in atto il piano di risanamento di impresa approvato dai principali creditori.
LO SCENARIO PEGGIORE. Il mancato adempimento del piano di risanamento porterebbe alla risoluzione del concordato per inadempimento delle promesse aziendali. E il Cam a quel punto dovrebbe essere ceduto a qualche gigante straniero di gestione dell’acqua, come è successo in altre realtà, con un certo deterioramento del servizio e incremento del costo dell’acqua. La strada del concordato era stata provata anche nel 2013 ma la richiesta venne respinta dal tribunale.
«LAVORATORI SALVI». «Si tratta di una procedura per la quale occorrerà l’approvazione dei creditori e l’omologazione del tribunale», spiega la presidente Morgante, «e che potrebbe garantire una continuità dell’attività di gestione con una reazione immediata per governare la crisi, tutelando il servizio e salvaguardando i livelli occupazionali. A tale ultimo riguardo, può essere opportuno ricordare che diversi dipendenti del Cam sono ormai prossimi alla pensione: si può quindi pensare a un significativo alleggerimento dei costi del personale senza operare tagli drammatici in un processo che vogliamo portare avanti velocemente ed in condivisione con i sindacati».
L’ULTIMA TEGOLA. Riguarda il decreto ingiuntivo della società energetica Gala che vanta un credito di 12 milioni. Anche in questo caso i soci sono stati informati ieri. Un’ulteriore spinta verso il baratro.
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