Debutto con luci e ombre per il mercato del sabato

28 Ottobre 2018

Alcuni commercianti bocciano l’iniziativa senza appello: «La prova è fallita» Ma quelli a posto fisso della zona Nord dissentono: «Va bene così»

AVEZZANO. Debutto con luci e ombre per il mercato alla Campana della Pace: il primo test ha fatto registrare una grande affluenza di avezzanesi e non solo, ma anche una serie di criticità sul fronte organizzativo e viabilità. Il circuito, invece, al di là dei problemi, non ha funzionato: l’asse super gettonato è risultato lungo via Einaudi-via Tirabassi. «La prima prova ha evidenziato criticità comprensibili», afferma Vincenzo Ridolfi, consigliere di maggioranza e componente del gruppo di lavoro, «alcune sicuramente risolvibili. Va da sé che un esame più attento ed esaustivo potrà emergere dal gruppo di lavoro quando arriveranno i report di uffici e commercianti». Pollice verso dalle associazioni: «Anche la seconda prova è fallita», dichiarano Giovanni Cioni (Fiva Confcommercio), Roberta Masci (Cidec) e Carlo Rossi (Confesercenti), «a partire dalle metrature errate che hanno costretto numerosi ambulanti a cercare spazi di fortuna. Per non parlare di piazza Nardelli dove lo spazio per l’emergenza non esisteva, le criticità su via Kolbe, la pista ciclabile occupata. E che dire dei palazzi rimasti bloccati, l’area del chioschetto scollegata dal mercato con le persone costrette ad attraversare la rotatoria, con pericoli e intralcio al traffico, il disastro totale per i colleghi su via Fabrizi e via De Gasperi, i disagi su via Kolbe». Sul versante opposto si schiera un gruppo di commercianti a posto fisso in zona Nord. «Il centro vive tutti i giorni seppur in difficoltà», affermano Rossana Righi, Merceria Rosinella, Non solo carta, Gold bet, Francesco Corbi, De Amicis abbigliamento, Claudio Gallipoli, Acciderba, frutteria Fiorino, Macelleria Salvatore, Alimentari Mara e Fabiola Lancia, Fernando Ranieri, bar Giulia, Marina Lancia, bar il Chioschetto, «ma con un flusso di traffico-utenza indubbiamente più elevato. Spostare l’attenzione e i potenziali consumatori in una zona periferica abitata e piena di negozi è giusto, anche nell’ottica di redistribuzione delle attività che la pubblica amministrazione deve effettuare a tutela di chi investe in zone commercialmente più difficili, ma che producono economia e posti di lavoro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA