Defregger, 50 anni fa il film sul vescovo ex ufficiale nazista

17 Agosto 2019

Fu tra i colpevoli dell’eccidio di 17 persone inermi a Filetto  Altobelli: una strage che di colpo tutti volevano raccontare

L’AQUILA. Nell’estate del 1969, giusto 50 anni fa, Filetto fu presa d’assalto da giornalisti e televisioni di tutto il mondo che volevano raccontare gli avvenimenti relativi all’eccidio nazifascista del 7 giugno 1944 (17 vittime e paese messo a ferro e fuoco), avvenimenti che ebbero rilevanza mondiale dopo lo scoop di un giornale tedesco che rivelò che l’allora vescovo ausiliare di Monaco ed ex ufficiale dell’esercito tedesco, Matthias Defregger, era stato tra coloro che eseguirono la strage.
«Ricordo che il 13 agosto 1969», racconta oggi Giovanni Altobelli, «in tarda mattinata, nella piazza davanti alla chiesa parrocchiale arrivò una macchina targata Roma con quattro persone a bordo una delle quali era il regista Osvaldo Civirani. Io li accompagnai al bar “Facchinei”, dove si misero a sedere. Il regista chiese prosciutto, salame, formaggio e un fiasco di vino. Mi resi conto subito che erano venuti con l’intenzione di realizzare un film sulla strage di Filetto. Il 23 agosto si presentò in piazza anche il regista bolognese Carlo Lizzani pure lui interessato a girare un film sul caso Defregger, ma quando seppe della presenza di Civirani andò via. All’inizio il film si doveva intitolare: “Il vangelo secondo Defregger”. Poi cambiò in “Il Capitano Nero”, infine il regista e produttore del film decise di dargli come titolo: “Quel giorno Dio non c’era”. Osvaldo Civirani prima di iniziare le riprese del film, ebbe molti problemi da risolvere. Infatti il ministero della Difesa non gli concesse l’uso di carri armati e altri mezzi militari d’epoca, né l’aeronautica autorizzò l’utilizzo dell’elicottero per le riprese dall’alto. La Prefettura e il Comune dell’Aquila», aggiunge Altobelli, «non facilitarono le riprese senza contare che l’atteggiamento della popolazione all’inizio fu negativa perché riteneva il film una speculazione commerciale sui loro morti. Il parroco don Demetrio Gianfrancesco, contrario alla realizzazione del film, prese l’iniziativa di fare una petizione tesa al perdono del vescovo Defregger ma raccolse solo tre firme».
«Alla fine il film si fece e anche i filettesi diedero una mano», continua Altobelli, «le riprese iniziarono a settembre 1969. Gli unici attori professionisti furono Ivano Staccioli, Anna Miserocchi, Isarco Ravaglioli, Max Turilli e Adriana Giuffrè. C’erano poi attori, sempre professionisti, ma con parti minori. Si sparse la voce all’Aquila e nel circondario che a Filetto si girava un film e tanti giovani e meno giovani furono impegnati a fare le comparse, la paga giornaliera era di 3.000 lire. Nella piazza della chiesa venne girata una scena con tanta popolazione e con mucche e asini che uscivano dalle stalle. In località Volanella vennero radunate oltre 150 donne con ragazzi e bambini. Durante le riprese di una scena venne alla luce una bimba. Le scene principali vennero girate a Filetto e poi a Camarda e al Piano di Fugno con il bestiame. Nonostante i pochi mezzi militari a disposizione le riprese andarono avanti per i mesi di settembre e ottobre. Ricordo che verso la fine di ottobre, quando si doveva girare la scena finale della fucilazione, gli ostaggi furono ammassati all’ingresso del paese nella cosiddetta cava di Amilcare. Le comparse erano tutti uomini di Filetto. Da Roma era arrivata una vecchia vettura tedesca degli anni ’40 scoperta. Nella scena si vede passare la vettura con l'attore che interpretava Defregger con indosso un grande cappotto nero e sempre ripreso di spalle. Le riprese principali del film», conclude Altobelli, «furono ultimate nel 1969. Nel 1970 il film fu montato e doppiato – il dialetto era più ciociaro che abruzzese – e prima del Natale del 1970 il film fu proiettato al cinema Imperiale all’Aquila, alla presenza di oltre settanta persone di Filetto».
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