Del Re: colpa di Santilli la mancata fusione

L’ex vicepresidente: nelle scelte è mancata la concertazione con le associazioni A Pescara e a Chieti lungimiranti, all’Aquila no. E ora a pagare sono le aziende
L’AQUILA. Una gestione «personalistica» della Camera di commercio. Un mandato accentrato su un ruolo politico, ben distante dalle esigenze del mondo imprenditoriale. E poi, la “falla” più pesante: non aver ancora portato a termine la fusione con l’ente camerale teramano. Anche in questo caso, per esigenze personali e di rafforzamento della propria posizione di governo. È un siluro, quello che l’ex vicepresidente della Camera di commercio dell’Aquila, Agostino Del Re, che guida la Cna provinciale, lancia contro Lorenzo Santilli, al suo secondo mandato in sella alla Camera aquilana. Motivo del contendere, l’intesa mai raggiunta con Teramo. E non solo. Accuse alle quali Santilli non ha voluto replicare, preferendo il silenzio.
Del Re, il percorso di fusione tra la Camera di commercio dell’Aquila e quella di Teramo è iniziato quando lei era vice presidente. Perché non è ancora andato in porto?
«Sulla carta c’era la volontà di raggiungere l’intesa, testimoniata anche dagli atti deliberativi dello scorso anno, ma la trattativa si è arenata a livello politico. Agli imprenditori e al mondo economico locale poco importano le motivazioni che inducono ad esercitare un ruolo di guida di un ente come fosse un incarico politico».
A chi si riferisce, in particolare?
«Al presidente della Camera di commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli, che sulla fusione con Teramo avrebbe dovuto avviare un confronto intenso e di coinvolgimento con le varie componenti degli organi statutari, compresi i segretari generali chiamati a supportare le scelte di fusione con dati di riferimento economico-sociali e di adeguamento ai nuovi scenari previsti dalla riforma camerale. A Pescara e Chieti c’è stata lungimiranza, all’Aquila no».
Per questo è saltata la fusione?
«Il processo di fusione si è trasformato in una pura diatriba sulla forza personale dei due presidenti: Lorenzo Santilli all’Aquila, e Giandomenico Di Sante, a Teramo. Sul peso politico e sulla maggiore rappresentanza, mentre la fusione andava pensata solo nell’interesse delle due realtà territoriali e delle imprese che le Camere di commercio rappresentano».
Ma lei, fino allo scorso anno, era vice presidente della Camera di commercio dell’Aquila. Avrebbe potuto pressare perché il cerchio si chiudesse.
«Ho insistito affinché la fusione andasse in porto subito. Come mondo imprenditoriale accusiamo, spesso, la politica di lungaggini e responsabilità personali. Poi, facciamo la stessa cosa. Sono state le due presidenze a frenare, senza un reale confronto con le associazioni di categoria. Santilli, espressione della Confcommercio, è arrivato a sganciarsi dalla storica allenza di Rete imprese Italia, e a creare un’asse con Confindustria pur di garantirsi la rielezione. Questo è puro esercizio di potere, non rappresentanza democratica».
Ma a bloccare la fusione tra le due Camere di commercio è anche la mancanza del decreto sulla Riforma camerale.
«Una scusa. L’attività della Camera di commercio dell’Aquila, al momento, è paralizzata: non ci sono risorse e manca la programmazione per la promozione del territorio. Che fine hanno fatto le iniziative avviate per la valorizzazione dei cunicoli di Claudio, ad Avezzano, e di Ovidio, a Sulmona? E le risorse destinate all’attività sull’Aquila? Sarebbe stato più opportuno avviare un grande progetto a livello provinciale, destinato alle imprese. Ma la gestione personalistica della Camera di commercio, da parte di Santilli, ha rallentato i tempi della fusione e creato enormi ritardi, che stanno pagando le nostre aziende».
Monica Pelliccione
©RIPRODUZIONE RISERVATA

