Delitto Colabrese, un anno di misteri

Dalla scomparsa al ritrovamento del corpo, l’amico resta indagato. Lo zio: «Stesso dolore, vogliamo giustizia»
SULMONA. Dalla scomparsa all’omicidio. Un mistero lungo un anno quello di Giuseppe Colabrese, il 27enne di Sulmona trovato morto durante una vacanza in Liguria.
Il suo assassino è ancora libero.
Un anno d’indagini, testimonianze e colpi di scena non sono bastati a fare piena luce sulla tragica fine del giovane, partito ai primi di agosto dell’anno scorso per un soggiorno in Liguria. Un periodo di ferie di 15 giorni da trascorrere insieme all’amico Francesco Del Monaco, anche lui di Sulmona. Ma Giuseppe Colabrese non è più tornato.
«È passato un anno e il dolore non accenna a diminuire», ha detto lo zio di Giuseppe, Italo Grossi, «inoltre, siamo in trepidazione e attendiamo l’arrivo di settembre per vedere se ci danno il nulla osta per dare sepoltura al nostro ragazzo. Siamo fiduciosi negli inquirenti che stanno facendo un lavoro lungo e difficile per fare piena luce e dare giustizia a mio nipote».
Una vicenda iniziata con la denuncia per scomparsa del giovane, fatta ai carabinieri di Sulmona da parte dei familiari il 31 agosto dell’anno scorso. La decisione dei coniugi Colabrese era stata presa dopo decine di telefonate al cellulare del figlio iniziate prima del 15 agosto e qualche giorno dopo l’arrivo del giovane in Liguria. Telefonate sempre senza risposta. Poi la preoccupazione crescente e la chiamata a Francesco Del Monaco, che in un primo momento racconta ai genitori di Colabrese di averlo accompagnato in stazione a Genova, per il viaggio di ritorno, il 4 agosto.
Una versione che Del Monaco ha affidato anche a il Centro il 10 ottobre dell’anno scorso, dopo il ritrovamento di un cadavere nel bosco di Romito Magra, avvenuto grazie ad alcuni cacciatori. Il ritrovamento aveva subito fatto pensare che potesse trattarsi di Giuseppe Colabrese. Ipotesi che inizia a diventare certezza dopo che il 15 ottobre i genitori del ragazzo hanno riconosciuto le scarpe rimaste ai piedi del corpo senza vita come quelle del figlio. Il 21 ottobre è arrivata anche la certezza del Dna: quel corpo è di Giuseppe Colabrese, senza alcun dubbio. Il 29 ottobre i periti hanno confermato che il giovane è stato ucciso con un colpo che gli avrebbe fracassato il capo. Subito la Procura della Spezia ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio volontario. Nel frattempo Del Monaco è stato ascoltato dai carabinieri e, colpo di scena, ha cambiato la sua versione, affermando di non avere mai accompagnato l’amico alla stazione di Genova.
È spuntata l’ipotesi del traffico di droga e Del Monaco è stato indagato per spaccio di stupefacenti.
Il 15 gennaio gli esperti nominati dalla Procura hanno depositato la perizia che fissa la morte di Colabrese tra il primo e il 10 agosto. Subito dopo Del Monaco è stato indagato per omicidio volontario. Poi gli esami sulle tacce di sangue fatte sui resti di Giuseppe Colabrese avrebbero fatto spuntare l’ipotesi di un terzo uomo. Poi soltanto silenzio e una verità che tarda ad arrivare.
Sullo sfondo la richiesta dei familiari del giovane che sperano in qualcuno in grado di rompere il muro di omertà che si è alzato sulla tragica fine del loro figlio.
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