Delitto D’Orazio, perizia inguaia i due indagati

23 Dicembre 2020

I danni riscontrati all’auto su cui era salita la vittima non sarebbero compatibili con la ricostruzione finora fornita dai 2 giovani accusati di omicidio volontario

AVEZZANO. I danni riscontrati all’auto su cui sarebbe salita la vittima prima di finire nel fiume non sarebbero compatibili con il racconto fornito dai due indagati. È quanto emerge da una consulenza tecnica sull’Audi sequestrata nell’ambito delle indagini sulla morte di Collinzio D’Orazio e consegnata dal perito agli inquirenti. Se l’esito dell’accertamento tecnico dovesse essere confermato, significherebbe che gli accusati, Fabio Sante Mostacci e Mirko Caniglia (entrambi di 28 anni), hanno mentito. Quello che stanno cercando di capire gli investigatori è il motivo e soprattutto il luogo dove realmente l’auto sarebbe stata danneggiata. La vittima, quella sera del primo febbraio 2019 sarebbe stata al bar del paese e avrebbe bevuto alcolici nonostante l’assunzione di alcuni medicinali. Più tardi, però, secondo quanto raccontato dai due giovani, era per strada ubriaco. Così avrebbero deciso di riaccompagnarlo a casa. Avrebbero però sbagliato abitazione, suonando al citofono della famiglia di un avvocato del paese. Il professionista si è affacciato alla finestra e ha visto uno dei due che strattonava D’Orazio per farlo uscire dall’auto, cosa che lui non voleva fare. Così sono ripartiti senza bussare all’abitazione successiva, distante circa 20 metri, quella della famiglia del 51enne. In quel frangente sarebbe avvenuto l’incidente contro un paletto o un tombino. Dagli accertamenti del consulente di parte, però, l’incidente sarebbe avvenuto successivamente, e soprattutto non sarebbe accaduto in quelle strade. I due hanno sostenuto di aver fatto inversione dirigendosi in una strada più isolata, dove avrebbero lasciato D’Orazio. È quello il punto in cui si perdono le tracce della vittima. Anche i cani molecolari si sono fermati lì. I reparti cinofili non avevano trovato tracce dell’uomo neanche lungo il percorso che da quel punto porta al fiume. Dopo circa un mese il corpo era stato ritrovato nel Giovenco. Gli investigatori del nucleo operativo dei carabinieri, guidato dal comandante Bruno Tarantini, hanno raccolto numerosi elementi che hanno portato il sostituto procuratore Lara Seccacini all'incriminazione dei due giovani accusati di omicidio volontario aggravato. (p.g.)
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