Delitto Moro, un magistrato aquilano nella commissione d'inchiesta

18 Febbraio 2015

Si tratta del sostituto procuratore Antonietta Picardi, nota per le sue inchieste sul malaffare nella ricostruzione del terremoto e sui neofascisti

ROMA. Un magistrato abruzzese tra i consulenti che collaboreranno con la commissione parlamentare d'inchiesta sull'omicidio di Aldo Moro (1978). Si tratta di Antonietta Picardi, sostituto procuratore a L'Aquila nota per le sue inchieste sulla ricostruzione del terremoto e sulla cellula neofascista in Abruzzo. Con una delibera passata con due sole astensioni (dei laici di area Pd Giuseppe Fanfani e M5S Alessio Zaccaria), il plenum del Csm ha autorizzato tre magistrati a collaborare con la Commissione parlamentare di inchiesta sul sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Ma in un passaggio della delibera approvata polemizza con il presidente Giuseppe Fioroni, che riteneva che l'assemblea di Palazzo dei marescialli dovesse limitarsi a una presa d'atto, visto anche che i tre magistrati- che svolgeranno una consulenza a tempo parziale e senza percepire alcuna indennità - erano stati indicati dal Comitato di presidenza del Csm. Le toghe che collaboreranno con la Commissione sono tre pm: Antonia Giammaria, magistrato distrettuale requirente della procura generale di Roma, e i sostituti procuratori di Viterbo, Massimiliano Siddi e l'Aquila Antonietta Picardi. E nel passaggio del documento critico con Fioroni si dice espressamente che verificare che ogni incarico extragiudiziario sia compatibile con l'attività ordinaria del magistrato designato è un «potere-dovere» dell'assemblea plenaria del Csm; non invece «un'indebita forma di sindacato sulle decisioni adottate da altro organo, nè una mera presa d'atto», «contrariamente da quanto sostenuto» in una lettera che il presidente della Commissione Moro aveva inviato al Csm. Se la delibera definisce «singolare» che i magistrati che collaboreranno con la Commissione parlamentare siano stati individuati attraverso «un'indicazione del Comitato di presidenza» dello stesso Csm, nessuna polemica c'è stata in plenum nei confronti del vice presidente Giovanni Legnini, che ha spiegato di aver investito il Comitato di presidenza per ragioni di trasparenza, dopo che Fioroni aveva chiesto genericamente la collaborazione di tre magistrati, e ha spiegato come si è arrivati a individuare i tre pm.