Denunciato per stalking alla figlia: assolto

Il gip ha stabilito il non luogo a procedere. Il difensore della parte offesa: «Valutiamo l’appello»
AVEZZANO. Il gip del tribunale di Avezzano ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste, e ha dichiarato la perdita di efficacia del divieto di avvicinamento nei confronti del padre accusato di atti persecutori contro la figlia minorenne, ponendo fine a un procedimento che per anni aveva destato forte attenzione e preoccupazione nella comunità marsicana.
Il processo prendeva origine da una vicenda familiare complessa, avviata nel 2020 e protrattasi fino ai primi mesi del 2025, che aveva condotto il giudice per le indagini preliminari a disporre il divieto di avvicinamento del padre alla figlia e ai luoghi da lei frequentati, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza. All’esito del dibattimento, tuttavia, il collegio giudicante ha ritenuto che i fatti contestati non integrassero la fattispecie di stalking, pronunciando l’assoluzione con la formula più ampia. Soddisfazione è stata espressa dalla difesa dell’imputato.
«Le cure di un padre amorevole nei confronti della propria figlia non possono essere scambiate per stalking. Si tratta di una sentenza giusta che ha ristabilito la verità», ha dichiarato l’avvocato Mario Del Pretaro, legale del padre assolto. Di diverso tenore la posizione della parte civile. L’avvocato Mario Flammini, prendendo atto dell’esito del processo, ha sottolineato che la vicenda giudiziaria potrebbe non essere conclusa. «Prendiamo atto della decisione e ne rispettiamo l’esito. Attenderemo il deposito delle motivazioni, che valuteremo attentamente, anche alla luce della precedente ordinanza cautelare sugli stessi atti, e valuteremo l’opportunità di proporre appello», ha affermato.
La sentenza riporta al centro il principio di presunzione di innocenza e il ruolo del processo come luogo di accertamento definitivo dei fatti, distinto dalle valutazioni provvisorie adottate nella fase cautelare per esigenze di tutela immediata. Resta una vicenda delicata, che ha coinvolto una famiglia e una minore, e che per anni ha inciso profondamente sulle relazioni personali e sul clima sociale. Con l’assoluzione, il giudice ha ritenuto non provata la natura persecutoria dei comportamenti contestati.
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