Depressione giovanile, sportello d’ascolto

Arriva in via Treves ad Avezzano, siglata l’intesa tra il Comune e la onlus Veronica Gaia di Orio
AVEZZANO. Mano tesa verso i giovani per aiutarli a sconfiggere un male silente che punta ad annientarli. Il Comune di Avezzano e l’associazione Veronica Gaia di Orio hanno siglato un protocollo d’intesa per aprire in città un centro di ascolto in grado di supportare e guidare i giovani a sconfiggere la depressione. L’iniziativa è partita dal desiderio dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, padre di Veronica Gaia, morta a soli 34 anni proprio a causa della depressione, di aiutare i ragazzi che troppo spesso hanno un malessere interno che non riescono a comunicare. Grazie al patto istituito con il Comune di Avezzano verrà aperto un centro di ascolto in via Treves che permetterà ai giovani di interloquire con persone altamente formate e in grado di aiutarli. Lo sportello aprirà entro l’inizio di settembre. Ieri mattina è stato ufficializzato l’accordo tra il sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, Lino Cipolloni, vicesindaco, Leonardo Casciere, assessore allo Politiche sociali, Maria Laura Ottavi, dirigente settore Sociale, la onlus che porta il nome di Veronica Gaia, la Asl e numerose associazioni di volontariato del territorio. «Sono particolarmente grato per la sottoscrizione di questo accordo», ha precisato il sindaco De Angelis, «un atto di convenzione che porterà all’apertura di un centro d’ascolto per trattare un tema preoccupante come la depressione giovanile. Vorrei ringraziare questa associazione che con la sua proposta aiuterà un territorio come la Marsica a trattare un fenomeno in crescita». Il Centro di ascolto sarà a disposizione dei ragazzi non solo della città ma dell’intera Marsica e grazie a una rete di associazioni e scuole potrà garantire ai giovani assistenza adeguata. «C’è stata una collaborazione ampia per questo progetto», ha sottolineato di Orio, «ringrazio l’amministrazione e i tanti amici che hanno capito l’importanza di questa iniziativa. Ho lottato contro la malattia di mia figlia per 10 anni. Mia figlia quando è morta ne aveva 34 e ha iniziato ad accusare i primi sintomi al Liceo. E non avevo compreso questo problema perché la depressione è sottovalutata. Purtroppo siamo sempre portati a sminuire la sofferenza dei giovani».
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