Depurazione carente, allerta nel Fucino

16 Febbraio 2020

Divieti per i solventi sversati nei fossi 1 e 2. Le associazioni agricole: caso circoscritto, ma voltare pagina

AVEZZANO. Il problema degli scarichi industriali fuori norma, che ha fatto scattare lo stop all’uso dell’acqua dei fossi 1 e 2 del Fucino (è stata accertata la presenza di solventi e il Comune di Avezzano ha emesso un’ordinanza), riporta sotto i riflettori una questione che si trascina da anni: la depurazione carente che rischia di danneggiare anche l’agricoltura.
«La scarsa lungimiranza della classe politica per tutelare nel modo migliore un comparto strategico che dà occupazione e crea economia nella Marsica», sottolinea Fabrizio Lobene, presidente di Confagricoltura, «fa pagare pegno, ancora una volta, al settore dell’agricoltura. Fortuna che il problema, seppur da non sottovalutare, è circoscritto a un’area ben definita e ristretta, mentre in gran parte del vasto territorio fucense la situazione è buona».
A far scattare il nuovo campanello allarme è stata l’ordinanza del commissario prefettizio di Avezzano, Mauro Passerotti, legata al netto sforamento dei parametri dei solventi organici clorurati certificato dall’Arta, a valle degli scarichi della rete di raccolta superficiale gestita dall’Arap all’interno del nucleo industriale della città.
«La speranza», aggiunge Lobene, «è che col nuovo impianto di irrigazione nella piana fucense, che contempla interventi anche nel settore della depurazione, si possa finalmente voltare pagina».
Per la tutela dell’orto d’Italia, volano dell’economia abruzzese, la Cia chiede un sostanziale cambio di rotta a politici e amministratori a tutti i livelli.
«Qui», tuona Carmine Contestabile, dirigente marsicano della Confederazione italiana agricoltori, «occorre un intervento deciso dei rappresentanti istituzionali per mettere a norma tutto il sistema legato alla depurazione delle aree urbane e industriali. Le cronache parlano spesso dei problemi, ma in molti casi finiscono nei fossi, mentre chi paga pegno sono sempre i produttori: in alcune occasioni, i prodotti destinati alla grande distribuzione sono stati rispediti indietro perché non hanno superato il test dei controlli aziendali».
Ora, comunque, in attesa del nuovo corso dei politici, a palazzo di città attendono i risultati delle nuove analisi dell’Arta, mentre nei fossi 1 e 2 resta il divieto d’uso dell’acqua, per qualsiasi scopo, decretato dal commissario prefettizio per la tutela della salute pubblica. Nei campioni prelevati sugli scarichi delle aziende del nucleo, infatti, l’Arta (Agenzia regionale di tutela ambientale) ha rilevato un forte sforamento dei parametri, in entrambi i due punti di prelievo: a fosso 1 pari a 3,76 mg/l; a fosso 2 di 3,75 mg/l, rispetto al limite normativo di 1 mg/l. Contestualmente, con l’ausilio della polizia locale e del Suap, il commissario ha fatto scattare i controlli a tutto campo per censire e mettere in regola tutte le aziende del nucleo industriale per gli scarichi delle acque reflue. (m.s.)
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