Di Benedetto: col Pd non c’era più dialogo

Vanno via anche Iorio e Nardantonio: «Non ci sentivamo liberi». Confluiti nel Passo Possibile, ora primo gruppo
L’AQUILA. Una rottura che prima o poi doveva concretizzarsi. Un livello basso di rappresentanti che il Pd, e prima ancora Pds, per non parlare del Pci, al comune dell’Aquila non aveva mai avuto. Il gruppo consiliare Pd è ridotto a due rappresentanti, il capogruppo Stefano Palumbo e Stefano Albano, che è anche il segretario cittadino.
È il risultato della fuoriuscita di ben tre consiglieri eletti nel Pd sui cinque che siedevano sui banchi dell’opposizione. Ieri mattina hanno ufficializzato la loro uscita dal Partito democratico Americo Di Benedetto, che del Pd e del centrosinistra è stato il candidato sindaco, e altri due consiglieri: Emanuela Iorio e Antonio Nardantonio. I tre sono confluiti nel gruppo civico Il Passo Possibile, rappresentato in consiglio dal capogruppo, Paolo Romano, e da Elia Serpetti. Così il Passo Possibile diventa il primo gruppo di opposizione. In una gremitissima sala Rivera, a Palazzo Fibbioni, ogni intervento dei cinque consiglieri è stato sottolineato da uno scrosciante applauso. Anche quello di Fabrizio Ciccarelli, che ha coordinato la campagna elettorale di Di Benedetto. «Ma non ci sono dibenedettiani qui, semplicemente perché i dibenedettiani non esistono», ha tenuto a precisare l’ex candidato sindaco, che ha annunciato anche si avere rimesso nelle mani del presidente del consiglio comunale, Roberto Tinari, il suo mandato di presidente della Commissione consiliare Garanzia e controllo. «Ma siamo un gruppo di amici, che si stimano», ha sottolineato citando Roberto Gervaso.
Che non ci fosse troppo entusiasmo nel rapporto tra Di Benedetto e il Pd, si era capito subito dopo il risultato del ballottaggio. Ma Di Benedetto ha continuato a sostenere che «non c’entra nulla il Pd con la sua sconfitta: contro Biondi ho perso io, non il Pd». Una linea di non belligeranza, che Di Benedetto argomenta con la sua «bontà», che secondo alcuni «suoi amici» sarebbe «un limite in politica».
«Si era affievolito il mio entusiasmo all’interno del Pd; abbiamo una cultura differente nell’affrontare i problemi, nella condivisione e nel confronto con i cittadini e le loro esigenze, quelli che vivono nel centro storico e quelli delle frazioni, come Monticchio, Arischia, San Gregorio, Paganica, Roio. Tra me e il Pd nessuno è più utile all’altro. Per questo riparto da dove sono venuto, dal Passo Possibile. Ho preso atto, insieme a Emanuela Iorio e Tonino Nardantonio, che il Pd non mette d’accordo tutti».
«Siamo stati messi ai margini dal Pd, non ci sentivamo liberi. Abbiamo chiesto più volte un confronto, ma nessuno si è accorto del nostro malumore. La goccia è stata quella degli uffici regionali: lì il Pd aquilano ha abdicato e questo non è stato più tollerabile», ha sottolineato la Iorio, «per la mia dignità e per la dignità della mia città. Io credo in un centrosinistra più vicino alla gente, meno alla politica». «Non mi preoccuperei del Pd, ma della città, delle frazioni, dove la ricostruzione è ferma», ha fatto eco Nardantonio. Soddisfatti Romano e Serpetti, mentre Di Benedetto ha precisato che «non c’entrano le elezioni regionali con la sua decisione».
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