Di Cola: no a De Angelis alla guida di FI

L’ex arbitro critica l’ex sindaco alla guida del partito azzurro: «Chi lo ha nominato è stato mal informato su di lui»
AVEZZANO. Volti scuri tra i forzisti finiti all’angolo con l’operazione di vertice che ha paracaduto l’ex sindaco, Gabriele De Angelis, al comando del partito provinciale: quella nomina, però, ha prodotto anche altri effetti, come la marcia indietro di un gruppo di ex Udc, con in testa Bruno Di Cola, ex arbitro di serie A di calcio.
«Da sempre, direttamente o meno», afferma Di Cola, in una lettera ai dirigenti di FI, «partecipo alla vita politica di Avezzano, area moderata, condividendo impegni e percorsi mirati a far crescere la cultura cristiana liberale nel territorio. Dopo la rottura con l’Udc, con un nutrito gruppo di amici, pensavamo di tornare in FI per ricostruire un percorso di senso, senza alcun interesse personale. Mai sono stato interessato a incarichi retribuiti, né a eventuali candidature, nemmeno se qualcuno me lo proponesse». Messi i puntini sulle i Di Cola arriva al punto: l'incarico all’ex sindaco, «seppure per poco», sottolinea, «per il rilancio di FI e centrodestra. Mi riferiscono che è un premio a uno che vuol far politica e una ricompensa all’ingiustizia subita con la sfiducia del consiglio. Chi lo ha nominato è stato mal informato, oppure i motivi sono altri. Sulla questione, in qualità di componente del comitato comunale Udc ho vissuto la fase che ha portato al commissariamento. Il collega Gabriele sa bene che la sua destituzione non è stata, come si sforza di far passare, un problema di poltrone, così come sa bene che esistono documenti, sui quali ha preteso riservatezza, con i quali garantisce poltrone, mentre gli amministratori non possono essere paragonati a collaboratori aziendali».
Poi Di Cola assesta l’affondo: il flop alle regionali. «De Angelis, che come me svolge e molto bene, la professione di assicuratore», sottolinea l’ex arbitro, «ha gestito male la fase delle regionali ottenendo, per FI, il peggior risultato di sempre, mentre credo sia stato il primo sindaco a essere commissariato. Sfiduciato da 14 consiglieri su 24. Certo non è stato un tradimento dell’ultimo minuto. Abbiamo fatto un danno alla città, la colpa deve essere ripartita fra tutti, ma la fetta più importante è dell’ex sindaco. Con la sua inesperienza politica è risultato, con il tempo, inaffidabile. Questo potrebbe far pensare che gli potrebbe mancare una delle qualità essenziali del buon politico: l’arte di mediare, ascoltare e collaborare. L’impressione dei più è che ha cercato solo di rendere forte il suo ruolo nel partito, inserendovi amici che forse, nel tempo, si sono rivelati cattivi consiglieri». Il colpo finale Di Cola lo riserva ai dirigenti dell’Udc che, dopo la decisione di staccare al spina dei consiglieri locali, sono rimasti in un «silenzio assordante».
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