Di Giacomo: mai rivolto minacce Pronto a chiarire dal magistrato

Indagine sulle intimidazioni a Capistrello, parla uno dei fratelli dell’ex consigliere comunale arrestato «Ero il commercialista di Lusi, queste accuse mi lasciano perplesso e dimostrerò qual è la verità»
CAPISTRELLO. La verità dei fatti non contiene alcuna minaccia. Lo sottolinea Juri Di Giacomo, attraverso il proprio legale Roberto Verdecchia, all’indomani della denuncia dei carabinieri che lo vede protagonista. Denuncia relativa a presunte minacce nei confronti dell’ingegnere Marco Lusi, anch’egli di Capistrello, uno dei testimoni principali nell’inchiesta che ha portato all’arresto, lo scorso 20 novembre, del sindaco Francesco Ciciotti e di Corrado Di Giacomo, ex consigliere comunale e, appunto, fratello di Juri. L’altro fratello Antonio è stato denunciato con l’accusa di danneggiamento aggravato, in quanto ritenuto l’autore dell’atto vandalico contro l’auto di Lusi. Per i carabinieri si tratta di intimidazioni.
«Il dottor Juri Di Giacomo si sarebbe macchiato di episodi criminosi consistenti in una minaccia attraverso un ex componente dell’amministrazione comunale», sostiene l’avvocato Verdecchia, «bene, a questo punto è giunto il momento di fare chiarezza per vedere ristabilita la verità dei fatti. Procedendo con ordine, Juri Di Giacomo, commercialista dall’anno 2007, era all’epoca del 20 novembre 2018, data dell’arresto dell’ingegner Corrado Di Giacomo, il commercialista del dichiarante Marco Lusi, per cui vista la situazione venuta a crearsi, per motivi personali e deontologici, in data 20 novembre-4 dicembre 2018 decideva di non svolgere più alcuna attività, con restituzione di tutta la documentazione fiscale, previa sottoscrizione della riconsegna e, per evitare ogni imbarazzo, la riconsegna del 4 dicembre non avveniva neanche dal libero professionista ma da un suo delegato. In tale arco temporale, il dottor Juri Di Giacomo, aveva a incontrare per ben due volte la collega Geltrude Scatena, all’epoca dei fatti assessore con delega al Bilancio, nonché vicesindaco e consulente delle società collegate all’ingegner Lusi. Ciò avveniva, presumibilmente, il 24 novembre e a metà dicembre, ove alla domanda più che lecita dell’amministratore pubblico di “come andasse”, il professionista rispondeva le testuali parole: “non è proprio un bel periodo ed è stato un bel regalo di Natale”. Il tutto avveniva in mattinata sulle scale del Comune non ancora commissariato. Nulla avveniva circa gli incontri nell’arco temporale tra Juri Di Giacomo e Marco Lusi. Se le frasi proferite alla terza persona possono essere una minaccia, tale circostanza ci lascia molto perplessi e attoniti, tali da renderci fiduciosi che il magistrato inquirente senta quanto prima Juri Di Giacomo e le persone presenti al colloquio e senza minimo dubbio e incertezza archivi la posizione dell’estemporaneo indagato, con ogni risvolto sul suo accusatore».
Juri Di Giacomo, sempre attraverso il proprio legale, evidenzia altri aspetti della vicenda. «Val bene effettuare dei chiarimenti sulle presunte intimidazioni nei confronti di Lusi, sia circa la posizioni di Corrado Di Giacomo, solo e semplice ex consigliere comunale del Comune di Capistrello senza alcuna delega ai Lavori pubblici visto che la stessa era residuale in capo al sindaco pro tempore», evidenzia ancora il legale, «le accuse mosse da Lusi nei confronti di Corrado Di Giacomo e del geometra Matia Coviello (s’ipotizza il pagamento di una tangente, ndr) sono state già recepite completamente dal Tribunale del riesame dell’Aquila in data 17 dicembre, motivazioni che hanno evidenziato che la Procura non avesse approfondito lo specifico punto, per cui annullava la misura applicata, non ritenendo valide le considerazioni effettuate il 6 giugno 2017 all’autorità giudiziaria competente. Basterebbero queste brevi considerazioni svolte dal Riesame per comprendere la concretezza e serietà delle dichiarazioni dell’odierno accusatore dell’ex amministratore Corrado Di Giacomo, recepite nel verbale di sommarie informazioni del 6 giugno 2017, per comprendere la portata accusatoria».
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