Di Matteo: ho rilanciato l’Aciam

Il direttore silurato: il mio compenso era di 80mila euro lordi. L’auto? Ce ne sono altre 4 in servizio
AVEZZANO. «La mia era una delle cinque auto aziendali assegnate. Le altre quattro sono ancora lì. L’incarico mi è stato assegnato da tre differenti Cda. Con un compenso da 80 mila euro lordi l’anno». L’ex direttore dell’Aciam di Avezzano, Antonello Di Matteo, non ci sta a passare per capro espiatorio. L’Azienda consorziale di igiene ambientale marsicana – creata nel 1990 per volontà di 25 Comuni della Marsica – ha silurato il dirigente per risparmiare. Secondo l’attuale presidente, Lorenza Panei, l’incarico costava troppo: circa 235mila euro l’anno, fra stipendi e rimborsi. Il Cda aveva proposto a Di Matteo un ridimensionamento, ma l’ingegnere marsicano non ha accettato.
«Il mio contratto prevedeva un compenso lordo di 80 mila euro all’anno, di cui la metà effettivamente percepiti» sottolinea Di Matteo «l’altra metà trattenuti dall’azienda in qualità di sostituto di imposta per i versamenti fiscali, pensionistici, assicurativi e altro. Sarebbe interessante capire come può un contratto da 80.000 euro lordi costare all’azienda 235mila euro. Quando nel 2008 l’ad di Aciam mi ha chiesto di venire a lavorare ad Avezzano, lavoravo già a Pescara dove vivevo, e vivo tutt’ora, con la mia famiglia. Per gli spostamenti quotidiani mi era stata quindi assegnata un’auto aziendale, alla stessa stregua di tutti gli altri dipendenti e distaccati che viaggiavano per lavoro. La mia, infatti, era solo una delle cinque auto aziendali assegnate: le altre quattro sono ancora lì. L’incarico di direttore generale» prosegue «mi è stato assegnato, e successivamente rinnovato per tre volte, da tre differenti consigli di amministrazione, a seguito del raggiungimento di importanti traguardi che mai l’azienda aveva ottenuto prima. Il presidente Panei dice che non le interessa il passato, ma l’Aciam di oggi, di cui lei va tanto fiera, con tutti i begli impianti in giro per la provincia, è frutto del tanto lavoro fatto proprio negli ultimi anni. Anni passati a costruire con difficoltà, passo dopo passo, una reputazione di cui oggi ci si può vantare. Parliamo del futuro allora».
E qui la stoccata alla Panei. «Spero, caro presidente, che nel futuro di Aciam tornino i risultati» conclude Di Matteo «non solo gli articoli sui giornali, che sia data finalmente la giusta dignità ai talenti, tanti, che stanno dentro l’azienda, prima che sia troppo tardi. Dimostri loro, nei fatti, di cosa è capace. Senza capri espiatori, però».
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