Di Pangrazio e auto blu, cambia il giudice

14 Novembre 2019

Accolta la ricusazione del presidente del collegio del tribunale. L’avvocato Milo: «Non puntiamo alla prescrizione»

AVEZZANO. Accolta dalla Corte d'Appello dell'Aquila la dichiarazione di ricusazione del giudice Alessandra Ilari. La decisione è stata presa in camera di consiglio dal presidente Carla De Matteis e dai consiglieri Maria Gabriella Tascone e Flavia Grilli. Il processo è quello che vede imputato Gianni Di Pangrazio, ex sindaco di Avezzano, in relazione al presunto uso spregiudicato delle auto blu della Provincia (nella veste di dirigente) che la Procura gli ha contestato.
Insieme a Di Pangrazio sono imputate Maria Pia Zazzara di Pescina, Mario Scimia dell’Aquila, ora in pensione, la dirigente Paola Contestabile di Celano con l’accusa di peculato e Anna Maceroni, di Avezzano, dipendente pubblica. Nelle udienze fino a ora tenute sono stati sentiti diversi testimoni.
Ora la presidente sarà sostituita ma, probabilmente, sarà cambiato tutto il collegio vista che l’opinione del presidente intendersi come espressione dell’intero collegio. Gli atti della Ilari, tuttavia, non sarebbero nulli secondo quanto espresso dai giudici della Corte d’Appello anche se la difesa ha dei dubbi ritenendo che gli atti successivi alla richiesta di ricusazione non avrebbero più rilevanza. Un aspetto, questo, che cambia di poco le carte din tavola.
Il provvedimento era stato proposto dagli imputati Di Pangrazio, Paola Contestabile e Maria Pia Zazzara nei confronti del presidente della sezione del tribunale dell'Aquila il 24 settembre scorso. I difensori degli accusati, Roberto Verdecchia, Antonio Milo, Alessandro Benedetti, Claudio Verini, avevano lamentato che, nel corso dell'udienza del 24 settembre, davanti al tribunale dell'Aquila in composizione collegiale, «il presidente avrebbe assunto atteggiamenti e avrebbe pronunciato espressioni tali da manifestare indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell'imputazione». Tra le frasi contestate, secondo la Corte d'appello, sono particolarmente significative le affermazioni del giudice ricusato che parla con il pm. Il pm: «Di professioni legali, e pure se io andassi a insegnare a Teramo con l'autovettura blu, mi beccherai un reato di peculato grande come una casa!» Presidente: «E sì, io per esempio vado a Teramo al consiglio direttivo delle professioni legali, ma premesso che nessuno di noi ha una macchina di nessun genere, ci vado con la mia macchina privata». La Corte d'Appello nel provvedimento cita anche altre affermazioni pronunciate durante l'udienza: «Va bene, abbiamo capito, però a me sfugge la rilevanza, perché se io so che la macchina a Pescina non ci deve stare e che non è utilizzabile per farmi venire a prendere a casa, comunque a casa non ci deve venire nessuno a prendermi con l'auto di servizio». Il processo è vicino alla fase di prescrizione dei reati e la ricusazione non interrompe tale termine.
Il collegio difensivo è formato anche dai legali Giovanni Marcangeli, Stefano Massacesi, Mario Guanciale. «Non puntiamo alla prescrizione», ha affermato l'avvocato Milo, «ma dimostreremo l'innocenza di Di Pangrazio e degli altri».
Di certo si tratta di un verdetto abbastanza insolito e ricorribile davanti alla Cassazione.
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