Di Pangrazio, niente reintegro Non può tornare a fare il sindaco

Rigettato il ricorso al tribunale civile contro la sospensione disposta dopo la condanna in primo grado per la vicenda giudiziaria legata all’utilizzo delle auto blu della Provincia di cui all’epoca era dirigente
AVEZZANO. Il tribunale dell’Aquila dice no al reintegro del sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio sospeso dopo la condanna in primo grado a un anno e quattro mesi per la vicenda legata all’uso delle auto blu della Provincia.
La decisione, che era attesa ormai da giorni, è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri con una sentenza che di fatto dice no alla richiesta di sospensione degli effetti della legge Severino.
Di Pangrazio non potrà quindi tornare alla guida dell’amministrazione comunale. Il tribunale civile dell’Aquila, in composizione collegiale, presieduto dal giudice Baldovino De Sensi (a latere giudice relatore Giovanni Spagnoli e giudice Niccolò Guasconi) ha rigettato il ricorso, presentato dai legali di Di Pangrazio, Claudio Verini, Stefano Recchioni e Antonio Milo che chiedeva la sospensione del provvedimento e la reintegra alla carica di sindaco.
In secondo luogo era stato chiesto, in alternativa, anche un provvedimento d’urgenza per far cessare gli effetti della legge. Anche questo è stato respinto.
Secondo il tribunale, «la questione di legittimità costituzionale risulta manifestamente infondata».
Secondo i giudici, «tutte le norme che sanciscono il principio di non candidabilità, di decadenza o di sospensione, degli amministratori pubblici non hanno alcun carattere sanzionatorio perché non incidono sui diritti fondamentali della persona e perché sono finalizzati all’attuazione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione».
Il tribunale, nel provvedimento, cita poi le considerazione della Corte Costituzionale su questi casi, secondo cui «mantenere in carica un soggetto condannato, anche in maniera non definitiva, per un novero di fattispecie criminose volte a tutelare il buon andamento della pubblica amministrazione e la buona gestione delle risorse pubbliche, potrebbe incidere sugli interessi costituzionali».
Ora a Gianni Di Pangrazio restano due possibilità: percorrere la strada del ricorso in Corte d’appello contro la sentenza penale di primo grado con cui è stato condannato per peculato d’uso riguardo a tre viaggi fatti con l’auto di rappresentanza della Provincia, di cui all’epoca dei fatti era dirigente, oppure aspettare la prescrizione. Nell’attesa che l'ingarbugliato iter burocratico e giuridico faccia il suo corso, alla guida del Comune di Avezzano rimane in veste di primo cittadino facente funzioni il vicesindaco Domenico Di Berardino.
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