Di Pangrazio, rientro al veleno È bufera sulla legge Severino

26 Ottobre 2022

Tra i giudici della condanna c’è Croci, ha emesso la sentenza choc all’Aquila sulle vittime del sisma D’Alberto (Anci): «Occorre una revisione della norma, va contro i principi costituzionali»

AVEZZANO. La sentenza di assoluzione del sindaco Gianni Di Pangrazio – il rientro ufficiale in Comune avverrà questa mattina – dopo quindici mesi di sospensione, per un reato che «non sussiste», ha avuto inevitabili strascichi che vanno al di là dello specifico caso avezzanese, riportando all’attenzione dell’opinione pubblica il dibattito sulla legge Severino. Una vicenda scaturita dalla sentenza di condanna inflitta al sindaco di Avezzano in primo grado dal tribunale dell’Aquila.
IL GIUDICE CROCI
Tra i giudici della condanna al sindaco di Avezzano, nell’estate 2021, spicca il nome di Monica Croci, finita in questi giorni nell’occhio del ciclone dopo la sentenza choc che attribuisce il concorso di colpa (30%) ad alcune vittime del crollo di una palazzina in via Campo di Fossa in seguito al terremoto avvenuto il 6 aprile 2009 all’Aquila. Di Pangrazio era stato condannato a un anno e otto mesi per peculato d’uso, ovvero un utilizzo improprio delle auto blu.
OGGI IL RIENTRO
Gianni Di Pangrazio questa mattina fa ritorno nel palazzo comunale grazie al provvedimento di revoca firmato dal prefetto dell’Aquila, Cinzia Torraco. La reintegra, notificata alla prefettura dal tribunale dell’Aquila, è stata comunicata alla segreteria generale del Comune. Di Pangrazio da oggi sarà di nuovo in carica.
LO STOP DEll’anci
Sotto accusa la legge Severino, nata dieci anni fa con l’intento di prevenire e reprimere la corruzione e divenuta invece «un simbolo di antidemocraticità e di incostituzionalità». A sollevare la questione sono, ora più che mai, le associazione dei Comuni, visto che la Severino “aggredisce” soprattutto i sindaci e le amministrazioni comunali. Per il presidente di Anci Abruzzo, Gianguido D’Alberto, «la vicenda del sindaco di Avezzano, al quale va la totale vicinanza e la soddisfazione di Anci Abruzzo, ci porta a ribadire la necessità di una revisione della legge Severino che consenta di ripristinare un equilibrio corretto tra le esigenze di giustizia e quelle della democrazia. Rimettere in discussione un risultato elettorale solo esclusivamente sulla base di una condanna non definitiva», aggiunge D’Alberto, «significa andare contro i principi costituzionali. Ciò richiede necessariamente una revisione della legge che consenta alle comunità che hanno scelto in modo democratico il proprio sindaco di non vedere interrotto il percorso amministrativo. Detto ciò, siamo felici di ritrovare un sindaco di rilievo come quello di Avezzano».
ALTRE REAZIONI
Anche per l’Uncem la legge è da rivedere. «La Severino», sottolinea il presidente regionale dell’Unione nazionale Comuni montani, Lorenzo Berardinetti, «può essere una vera e propria mannaia per i territori, soprattutto per i Comuni più piccoli dove spesso il sindaco deve addossarsi responsabilità e incombenze di ogni tipo non avendo a disposizione grandi strutture amministrative comunali. È fondamentale che venga quindi revisionata, soprattutto alla luce delle gravi carenze della pubblica amministrazione e per evitare che interi territori restino paralizzati per anni a causa dell’assenza del sindaco. Augurando buon lavoro al sindaco Di Pangrazio, auspichiamo che il nuovo governo avvii una fase di confronto con i rappresentanti degli amministratori al fine di arrivare a una modifica radicale della Severino». Per il senatore Michele Fina, segretario del Pd abruzzese, «la sentenza di assoluzione di ieri è una buona notizia anche per la città e la comunità di Avezzano, che potranno così avere, con il sindaco eletto, l’amministrazione nella sua completezza». Rivolgendo gli auguri al sindaco e un ringraziamento per il lavoro svolto al vice Domenico Di Berardino, si dice sicuro di «continuare a trovare in Di Pangrazio, nel rispetto della reciproca autonomia, un interlocutore consapevole delle esigenze del territorio di Avezzano e della Marsica». E proprio il vicesindaco parla di «una legge scellerata», riferendosi alla norma che lo ha portato a guidare come facente funzione l'amministrazione, e si augura che «il nuovo governo la elimini definitivamente perché la persona deputata ad avere un rapporto diretto con il territorio, cioè un sindaco, non può avere un trattamento diverso. I sindaci hanno bisogno, al contrario, di sostegno. Bisogna intervenire sotto l’aspetto normativo affinché questa figura possa essere sostenuta. In caso contrario si rischia di andare alla deriva e questo rischio l'ho provato sulla mia pelle».
LA PRECEDENTE BATTAGLIA
E proprio per l’abolizione della norma si è battuto, nella passata legislatura, il deputato uscente Camillo D’Alessandro, coordinatore abruzzese di Italia Viva. «All’ultimo referendum sulla giustizia», sottolinea, «mi sono battuto per l’abrogazione della Severino, legge distorsiva, figlia di un populismo da salotto. Non si può sospendere la democrazia, la facoltà della sospensione deve essere in capo al giudice, che valuta caso per caso, non certo un automatismo, anche in ragione della tenuità dei fatti contestati. L’assoluzione di Di Pangrazio conferma la validità allora, come ora, di superare questa norma perché non si può sospendere la democrazia».
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