Di Pangrazio, rivoluzione civica: fonda il gruppo Abruzzo al centro

4 Novembre 2021

Il sindaco (sospeso) di Avezzano: «Daremo voce e forza ai cittadini delusi dai partiti tradizionali» Aderiscono anche ex Pdl, Lega e Udc. Aperta una sede e avviata la campagna di adesioni per il 2022

AVEZZANO. Da una parte il dato nazionale portato dal non voto, con l’elevato astensionismo di quanti alle ultime elezioni si sono mostrati ancora una volta stanchi di politica e politici. Dall’altro quello molto locale, con la sconfitta del civismo di Sulmona, conseguente alla caduta dell’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo alle ultime Comunali (accolta con toni trionfalistici sia dai vincitori del centrosinistra che dagli sconfitti del centrodestra). Fatto quest’ultimo che ha innescato ripercussioni a catena in più angoli della provincia. Così, in vista delle Provinciali di dicembre e ancor più delle Regionali 2024, il primo a uscire allo scoperto è Gianni Di Pangrazio, il sindaco di Avezzano attualmente sospeso in seguito alla condanna giudiziaria per i presunti abusi nell’utilizzo delle auto blu. E lo fa lanciando una campagna di adesioni – con tanto di apertura di sede – di Abruzzo al centro, «un laboratorio politico all’insegna della difesa dei territori e delle autonomie locali».
L’ispiratore Di Pangrazio intende appunto muoversi sotto le insegne del civismo. L’obiettivo? «Dare voce e forza ai cittadini delusi dai partiti tradizionali che si affidano sempre più alle liste civiche presenti sulla scena politica locale e nazionale o si rifugiano nell’astensionismo», sottolinea Di Pangrazio, «il dato incontrovertibile, confermato in questa tornata elettorale, è che l’appeal dei partiti, sempre più autoreferenziali e perlopiù scollegati dalle reali questioni territoriali, è in caduta libera, mentre le liste civiche sono in costante crescita. Il boom del civismo non è certo un caso, ma il risultato dell’arroccamento dei partiti, dove c’è spazio solo per i fedelissimi, privi di qualsiasi interlocuzione nei territori. Con questo quadro, infatti, frutto avvelenato di scelte verticistiche, non resta che ripartire dal basso attraverso un lavoro comune, un gioco di squadra senza bandierine partitiche, mettendo al centro i territori per tutelare e potenziare i servizi essenziali e ridare una prospettiva vera di rilancio».
Abruzzo al centro, quindi, inizia a tessere la tela col gruppo di lavoro formato da Sandro Stirpe, Carmelo Occhiuto, due con un passato in Forza Italia e Pdl, Sergio Di Cintio, Carlo Genovesi, Roberto Laurenzi, già commissario cittadino della Lega, Pierluigi Panunzi, ex Udc, Augusto D’Amico, Adele Fiaschetti e Mafalda Di Berardino, con l’obiettivo di riportare nell’agenda della politica regionale e nazionale la partecipazione vera del popolo, «stanco delle solite alchimie di palazzo», come ripetono Di Pangrazio e alleati, «dove la muta protesta dei cittadini certificata dalla diserzione al voto tiene banco giusto per qualche battuta post elettorale a bocce calde».
La sede di Abruzzo al centro si trova in via Iatosti al civico 8, nei pressi del municipio. Il movimento civico dà il via alla campagna di adesioni e all’azione politica «per stringere alleanze con altri movimenti civici e dar vita a un coordinamento regionale nel nome dell’Abruzzo terra futura».
Le iscrizioni, valide per il 2022, si chiuderanno alla fine dell’anno, per poi passare all’elezione del coordinamento.
«La scelta di personaggi in cerca d’autore nominati dall’alto», sottolineano i promotori, «sta sprofondando la politica sempre più in basso: la rigenerazione, con il conseguente recupero di credibilità dei partiti, passa attraverso la legittimazione nei territori. In quest’ottica Abruzzo al centro «boccia la legge elettorale che mette nelle mani dei leader la scelta di chi portare in parlamento attraverso l’ordine di presentazione dei candidati: un modello al limite della democrazia rappresentativa, poiché sottrae ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere. Per dare il senso dell’assurdità del sistema», concludono, «basta fare un piccolo esempio: per diventare consigliere comunale del paese più piccolo d’Italia occorre ottenere delle preferenze personali, per approdare sulla poltrona di parlamentare no: qui si arriva per grazia ricevuta, con buona pace della volontà popolare».
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