Di Pangrazio: «Un 2023 di rilancio lavoriamo per una città attrattiva»

Sulla crisi del commercio in centro: «Serve un’azione congiunta, con investimenti privati e pubblici» Lo sguardo alla politica locale: «I sindaci marsicani decidano se essere vassalli o tutori del territorio»
AVEZZANO. Ripartire dalle infrastrutture e dal rilancio del commercio per attrarre investimenti da fuori città, attraverso la Zes e le aree strategiche.
Il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, traccia un bilancio dell’anno che sta per chiudersi, che lo ha visto tornare a Palazzo di città dopo i 475 giorni di sospensione, e apre a progetti e iniziative in programma per il 2023. Il primo cittadino torna a incalzare sulla sanità («serve subito nuovo personale») e annuncia ancora battaglia per la salvezza del tribunale. Da Di Pangrazio anche una stoccata sui fondi per l’impianto irriguo del Fucino: «Non è un bene che i 50 milioni non siano tornati a disposizione dell’opera».
È stato l’anno del suo rientro dopo la sospensione. Che città e che amministrazione comunale ha ritrovato?
«L’amministrazione retta da Domenico Di Berardino e la città hanno tenuto la barra dritta in un periodo difficilissimo: due crisi internazionali e la sospensione piovuta a pochi mesi dall’elezione. Lavorare oltre un anno senza il sindaco voluto dai cittadini, non è una cosa semplice ma gli amministratori hanno dimostrato compattezza e la struttura ha ottenuto risultati significativi, nonostante qualche volta, da dirigente pubblico, mi tocca alzare la voce. Abbiamo 120 dipendenti in meno rispetto a dieci anni fa, eppure Avezzano è sul podio, in Italia, per la sicurezza antisismica delle scuole, la prima città in Abruzzo per la raccolta differenziata, tra le prime nella capacità di lotta all’evasione delle imposte, tra le prime ad aver fatto scattare il Decreto aiuti. Ora possiamo accelerare sul programma anche grazie agli oltre 20 milioni che abbiamo ottenuto dal Pnrr.
Dopo il Covid, ora la guerra, il caro energia e l’aumento dell’inflazione. Anche Avezzano sta soffrendo la crisi. Come restituire attrattiva al centro cittadino per rilanciare il settore commerciale?
«Il centro sconta, oltre ai fattori che ha ricordato, anche la concorrenza dell’online e dei centri commerciali. Il numero complessivo delle attività aperte è positivo ma su quell’area c’è molto da fare. Naturalmente su alcune dinamiche globali abbiamo poco potere, su altre però possiamo agire. Serve un’azione congiunta di iniziativa privata e investimenti pubblici. Il centro vive se c’è lavoro, se ci sono soldi in giro, se è attrattivo e sicuro. Sui primi possiamo dare il nostro contributo con progetti come la Zona economica speciale e le aree strategiche. Per il resto, il mio sogno è riqualificare l’asse centrale che riporti in vita l’Avezzano storica – Collegiata di San Bartolomeo, castello Orsini, Parco Torlonia – e doni un’anima riconoscibile e di forte richiamo alla zona che circonda piazza Risorgimento. Sulla parte storica abbiamo la progettazione finanziata e i fondi Masterplan per i quali sono partiti i lavori per 4 milioni. Sulla seconda, a breve, ci confronteremo con gli operatori del commercio. Quanto alla sicurezza, le oltre 100 telecamere installate hanno già contribuito all’identificazione e al fermo di qualche delinquente».
E come potrebbe essere riutilizzato l’edificio delle scuole Corradini-Fermi?
«Abbiamo in mente un concorso di idee o di progettazione. Servono, secondo i nostri calcoli, 25 milioni per dar vita a questo obiettivo. È una visione ambiziosa e non c’è nulla di scontato, ma vogliamo mettere in campo le migliori professionalità perché non si tratta di cambiare un senso unico ma di ridisegnare e far battere il cuore dell’intera città. Serviranno coraggio, programmazione, un po’ di fortuna e fondi. Però, per le scuole, ci siamo riusciti e senza ambizione non si costruisce nulla».
Sull’indotto economico potrebbe pesare un’eventuale chiusura del tribunale, come pensate di salvarlo?
«La chiusura sarebbe drammatica, ma abbiamo avuto rassicurazioni sulla proroga e, quella decisione, era il frutto di un periodo storico diverso. Siamo stati sempre in prima linea e, a gennaio, andremo nuovamente a Roma. Sono ottimista sul risultato».
Lei ha definito il nuovo ospedale un’opera indispensabile per Avezzano e la Marsica. A che punto è l’iter?
«Serve la firma sull’accordo di programma tra ministero e Regione. Quello è il passaggio vero e decisivo. E poi, stando all’oggi, bisogna affrontare con determinazione il tema Pronto soccorso e serve personale. Subito. Perché gli operatori stanno già facendo miracoli e a volte si rischia di perdere figure qualificate proprio nella struttura di Avezzano».
Impianto irriguo e polo universitario agrario possono rilanciare l’intero comprensorio fucense o serve altro?
«L’agricoltura è fondamentale ma nessun settore da solo basta. Cosa sarebbe la nostra economia senza LFoundry o Telespazio? Servono le infrastrutture, come il treno veloce, perché Avezzano si trova in una posizione fortunata da un punto di vista logistico ma deve essere collegata meglio. Sull’agricoltura, vedo positivamente il recente finanziamento del Crua. Molto meno bene che ancora non siano arrivati i 50 milioni dell’irriguo. L’area industriale deve essere più attrattiva e, su questo, i livelli di governo devono saper collaborare».
Quali sono le azioni che l’amministrazione potrebbe mettere in atto per frenare lo spopolamento?
«Le aree interne soffrono in tutta Italia e complessivamente la nazione non brilla per incremento della popolazione. La rivoluzione digitale può dare una mano, insieme agli effetti negativi. In prospettiva, non è detto che per lavorare con grandi aziende ci si dovrà recare in una grande città».
Cosa può contribuire a rilanciare il territorio?
« Servizi migliori come gli asili che realizzeremo con fondi Pnrr, incentivi modello Zes, azioni come Marsica strategica sul turismo e le Aree di sviluppo strategico per le attività industriali. Avezzano deve essere la città della qualità della vita. Così sarà attrattiva».
Avezzano e la Marsica sembrano defilate rispetto al baricentro politico regionale. Come si può dare nuova forza politica al territorio e riunire il fronte dei sindaci marsicani?
«Nessuno di noi sindaci può fare da solo ma ciascuno di noi deve decidere se essere vassallo o tutore del territorio. Dobbiamo lavorare insieme. Si può essere civici o si può stare in un partito con dignità. Solo così il territorio viene rispettato. Altrimenti rimane la logica del divide et impera. Sono un uomo delle istituzioni. E le istituzioni collaborano. Quando definisco Avezzano il cuore della Marsica lo faccio con la certezza che la forza politica dipende dall’unione degli intenti. I baricentri politici fluttuano. Il rispetto del territorio deve essere, invece, un punto fermo».
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