Di Paolo: ecco la verità sull’acqua

Sentenza del Tar sulla Fiuggino, il sindaco di Canistro replica a Santa Croce
CANISTRO. Il sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, e l’assessore Ugo Buffone intervengono sulla sentenza del Tar dell’Aquila riguardante la Santa Croce e la fonte Fiuggino. Secondo Di Paolo e l’assessore competente «la sorgente Fiuggino dispone di una capacità non sufficiente per lo sfruttamento e il Tar ha stigmatizzato la condotta della Regione che non ha riesaminato le motivazioni sulle prescrizioni non ottemperate da parte della società Santa Croce».
«A distanza di un anno», continuano, «l’ente regionale ha presentato una relazione con cui spiegava tutti gli inadempimenti e le omissioni e il Tar il 31 dicembre ha preso atto che la Regione in un anno, invece di trascrivere le motivazioni a supporto di un rinnovato atto amministrativo di decadenza, si è limitata a riportare tali giustificazioni soltanto nella relazione depositata al Tar. È stata quindi annullata la determina regionale di decadenza del 21 agosto 2017. Il Comune», aggiungono, «non ha avuto parte nella formazione dell’atto amministrativo di decadenza, essendo il rilascio della concessione e il suo ritiro di esclusiva competenza della Regione. È assolutamente falso», secondo sindaco e assessore, «il fatto che il sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, nei mesi scorsi, aveva emesso un’ordinanza con cui si vietava l’imbottigliamento ed è falso che la Santa Croce abbia avuto ragione. Vero è, invece, che l’ordinanza sindacale di sospensione non è stata nemmeno impugnata davanti al Tar e che, invece, il ministero della Salute, ha diffuso un Modello di richiamo, comunicazione ministeriale del 10 agosto 2018 relativa a un lotto di produzione della Santa Croce, con cui l’acqua imbottigliata a Canistro e commercializzata, proveniente dalla Fiuggino, è stata giudicata pericolosa per la presenza di particelle in sospensione, al punto da intimare il divieto di consumo e la restituzione al punto vendita». Di Paolo e Buffone avvertono che «sarà la Corte dei Conti a valutare la condotta della Regione, perché qualcuno dovrà pur rispondere al grave danno erariale causato». (p.g.)
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