Di Renzo e i giovani che si orientano in cerca di un lavoro

21 Febbraio 2017

di ERNESTO DI RENZO * Sabato 4 febbraio si è svolto nel castello Orsini di Avezzano una manifestazione di importante risvolto culturale e formativo ideata e magistralmente organizzata dalle sezioni...

di ERNESTO DI RENZO *

Sabato 4 febbraio si è svolto nel castello Orsini di Avezzano una manifestazione di importante risvolto culturale e formativo ideata e magistralmente organizzata dalle sezioni territoriali del Rotary e del Rotaract club.

Si è trattato di un incontro di orientamento lavorativo che ha visto protagonisti da una parte i giovani marsicani che stanno portando a termine il proprio percorso di educazione scolastica e dall’altra i rappresentanti del mondo delle professioni, appositamente convocati per aiutare i primi a individuare la strada più rispondente ai loro bisogni, alle loro inclinazioni e alle prospettive di lavoro offerte dal mercato.

Insomma, una forma di counseling collettivo che ha permesso ad alcune centinaia di studenti degli istituti superiori avezzanesi di ruotare attorno a 11 differenti tavoli di consultazione occupati da circa sessanta esperti che si sono messi a disposizione degli organizzatori per fornire un’opera di tutorato.

I vantaggi dell’iniziativa, rispondente alle direttive del progetto di “Alternanza scuola-lavoro”, sono molteplici, lodevoli e soprattutto meritori di ulteriori e più diffuse repliche. Infatti, le pratiche di orientamento scolastico e lavorativo, che purtroppo in Italia solo negli ultimi anni si stanno affermando tra difficoltà, inesperienze e mancanza di risorse umane qualificate, rappresentano una strategia di progettazione del futuro dalla notevole ricaduta sociale, economica e produttiva: sia perché consentono ai giovani di individuare con maggior consapevolezza e opzione di successo il percorso più idoneo alle loro realizzazioni personali; sia perché sono in grado di porre un limite ai gravosi e incessanti fenomeni di dispersione/abbandono che contraddistinguono il sistema universitario; sia perché favoriscono un costruttivo dialogo intergenerazionale capace di unire la creatività giovanile con l’esperienza dell’età adulta.

Ma al di là dell’importanza che l’evento ha avuto sul piano dell’informazione circa le opportunità offerte dal mercato lavorativo, l’incontro ha prodotto anche un rilevante risvolto di tipo socio-antropologico: quello di aprire uno sguardo problematizzato sui sogni e sui bisogni del mondo giovanile contemporaneo.

Un mondo che è profondamente diverso da quello della Boom Generation, della Generazione X, dei Millenials, e che vive tutte le incertezze, le insicurezze, i disancoramenti e le dispersioni ideologiche della società liquida.

Un mondo, questo della Generazione Z (o Peter Pan, o Boomerang), che dimostra di essere meno sognatore e più concreto, meno utopista e più pragmatico, meno disposto all’originalità e all’anticonformismo e più propenso a voler vivere il qui e l’ora.

Ciò non significa tuttavia che sia un mondo meno curioso o idealista, come hanno attestato le particolari domande rivolte dagli studenti agli esperti o le risposte da questi ultimi ricevute alle loro specifiche sollecitazioni.

Quello che è sembrato trasparire dalle pieghe del progetto rotariano è un mondo di giovani che certamente non ambiscono a fare gli astronauti, gli scienziati, i politici, i piloti di aeroplano, gli skipper d’altura o gli esploratori, ma che sognano di realizzare il proprio futuro secondo schemi più realistici e in base a criteri certi di riconoscibilità professionale, di sicurezza economica e di reputazione di ruolo.

Ecco allora che i tavoli più gettonati sono risultati essere quelli di polizia, carabinieri, chef e quelli delle cosiddette professioni liberali: medico, avvocato, ingegnere, magistrato, architetto, commercialista, dentista, psicologo.

Tutte preferenze fortemente e inevitabilmente influenzate dal contesto socio-culturale di appartenenza, dalle scuole di provenienza, dalle differenze di genere ma soprattutto dall’immaginario collettivo massmediaticamente plasmato su modelli positivi di riferimento: quindi imitabili, dunque ricercati.

Professioni come quelle di giornalista, di scrittore, di musicista, di artista, di interprete, di insegnante, di sociologo, di biologo marino, che nei decenni precedenti hanno acceso i sogni e le fantasie di moltissimi altri giovani – oggi per lo più presenti all’incontro in qualità di counselors – sono invece risultate essere dotate di minore appeal e interesse lavorativo; forse perché sconosciute, forse perché poco concrete e dall’indefinibile remunerazione, forse perché immaginativamente distanti.

Del resto, si sa: i sogni sono effetto dei tempi e dei luoghi in cui si vive, così come le aspirazioni sono il prodotto del bagaglio culturale che si possiede.

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