Di Stefano: abbassare la Tari è il primo obiettivo

26 Gennaio 2018

L’assessore alle Finanze: stiamo elaborando i dati ed è molto complicato ma riusciremo a far pagare agli aquilani una tariffa ridotta sui rifiuti urbani

L’AQUILA. Il comma 7 dell’articolo 9 del decreto enti locali (convertito con la legge 125/2015), è quello che con molta probabilità sta facendo perdere il sonno all’assessore comunale alle Finanze, Annalisa Di Stefano. Parliamo di Tari, ex Tares, ex Tarsu più altro. L’Aquila paga la seconda tariffa più alta d’Italia – dietro solo a Cagliari, ma di poco – e fa pagare alle banche quella più bassa, ma di molto, del Paese (e anche all’ospedale) –. E ha un tasso molto elevato, al punto che finora non è stato possibile calcolare, di evasione. Il problema – ed è questo che toglie il sonno all’assessore Di Stefano – è che una grossa parte di evasione, ipotetica, viene caricata su tutti i contribuenti. E questa non è un’ipotesi.
Il comma famigerato, infatti, prevede che tra le componenti di costo che formano la Tari debbano essere considerati anche «gli eventuali mancati ricavi relativi a crediti risultati inesigibili, con riferimento alla tariffa di igiene ambientale, alla tariffa integrata ambientale, nonché al tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (Tares)». Questa disposizione permette ai Comuni di far gravare su tutti i contribuenti il mancato pagamento dell’imposta sui rifiuti e/o di altri tributi evasi negli anni precedenti dai cittadini.
«Stiamo elaborando i dati, per provare in tutti i modi ad abbassare la tariffa della Tari per i cittadini dell’Aquila», afferma l’assessore Di Stefano, «ma dobbiamo vagliare tutti i numeri a disposizione, algoritmi, normative. Anche perché entro il 28 febbraio bisogna approvare il bilancio. Questa amministrazione ha tutte le intenzioni di far gravare meno possibile il peso del servizio sui contribuenti. E abbiamo qualche possibilità. La prossima settimana riusciremo a essere più precisi. Ma è doveroso anche precisare che, purtroppo, ho trovato una situazione a dir poco ingarbugliata», conclude l’assessore Di Stefano.
La Tari, come in precedenza la Tares, si compone di una parte fissa e una variabile, oltre il tributo provinciale da dover conteggiare. La parte fissa è determinata considerando le componenti del costo del servizio di igiene urbana (investimenti e relativi ammortamenti, spazzamento strade). La parte variabile copre i costi del servizio rifiuti integrato (raccolta, trasporto, trattamento, riciclo, smaltimento) ed è rapportata alla quantità di rifiuti presumibilmente prodotti dal componente o dai componenti del nucleo familiare. Su questo incide anche il mancato raggiungimento – per una serie di concause, non ultima la ricostruzione – degli obiettivi (65-75%) della raccolta differenziata, che l’Asm in un anno con il porta a porta è riuscita a incrementare soltanto dell’1%, toccando quota 36%.
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