Di Stefano: i soldi ci sono, ora serve l’ impegno di tutti

10 Gennaio 2016

L’assessore comunale si riferisce soprattutto ai tecnici «Spesso tardano ad arrivare le integrazioni richieste»

L’AQUILA. Il 2015 lasciato alle spalle è stato l’anno in cui la ricostruzione è entrata nel vivo, con oltre 810 cantieri attivi attualmente tra periferia e centro storico (dove sono 350) e settemila operai in tutto il cratere sismico, secondo i dati della Cassa edile. Ogni mese vengono erogati milioni di euro per finanziare l’avanzamento dei lavori.

Una ricostruzione, però, entrata nel vivo solo con la chiusura dell’emergenza e con la fine dell’epoca Aielli all’Ufficio speciale per la ricostruzione: quasi due anni di ritardo che oggi si traducono in un lento e costante spopolamento.

Quello appena cominciato, sarà, invece, l’anno in cui saranno riconsegnate porzioni importanti della città. La programmazione è pronta e i soldi ci sono: 910 milioni da spendere nel 2016 (710 milioni stanziati dalla delibera Cipe del 23 dicembre scorso e il residuo di 200 milioni della vecchia programmazione). Quasi un miliardo. Secondo l’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, ora non ci sono più scuse: si deve solo correre. E striglia gli ingegneri, che tra quest’anno e il 2019 dovranno dimostrare «che il sistema tiene». Succede questo: che l’iter che porta al finanziamento dei progetti e dunque all’avvio dei cantieri si arena proprio con la presentazione dei progetti, troppo spesso incompleti e dunque rimandati indietro con la richiesta di integrazioni. E i tempi si dilatano. Vale per il centro storico ma soprattutto per le frazioni.

CENTRO STORICO. La ricostruzione privata va speditamente. «Entro la fine del 2016 dovranno essere stati consegnati tutti i progetti (parte seconda) dell’asse centrale, che nel 2017 dovrà essere interamente recuperato», spiega l’assessore. Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, invece, nel 2016 saranno finanziati, tra gli altri, con delibera Cipe, il completamento del cinema Massimo, la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, l’edificio della facoltà di Medicina a via Verdi, palazzo Quinzi (ex Liceo classico), palazzo Carli (ex università di Lettere), palazzo Selli, le chiese (in primis la Cattedrale di San Massimo, Santa Maria Paganica e San Marco). «Poi c’è da riportare le istituzioni e le attività, senza cui la città muore».

FRAZIONI. Più complessa la situazione delle frazioni. I progetti delle 13 frazioni prioritarie dovranno essere consegnati tutti entro settembre 2017; per le non prioritarie il tempo scade nel 2019, anno in cui dovranno partire anche i lavori. Anche in questo caso, pesa la lentezza con cui vengono consegnate le pratiche. «Sta succedendo, per esempio, a Onna, San Gregorio, Tempera e Paganica. I tecnici devono essere precisi e veloci. Per Onna, per esempio, sono partiti 3-4 aggregati su un potenziale di sette: per tre di essi aspettiamo le integrazioni». Risulta difficile recuperare il tempo perso all’epoca del commissario Gianni Chiodi e del capo della Struttura tecnica di missione Gaetano Fontana. In ogni modo «si farà il possibile per portare le frazioni allo stesso livello del centro storico», aggiunge Di Stefano.

Non c’è altro modo per scongiurare lo spopolamento, combattere la disoccupazione e la sfiducia nel futuro.

Marianna Gianforte

©RIPRODUZIONE RISERVATA