Di Stefano: «Parlerò a tempo debito»

L’assessore mandata via da Biondi dopo le bordate di Martino. De Santis: intanto preparano la stangata delle bollette
L’AQUILA. Chi tace acconsente, dice un vecchio adagio. E se nessuno, nel centrodestra, ha ribattuto alle accuse del deputato e coordinatore comunale di Forza Italia, Antonio Martino, nei confronti del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, vuol dire che o è d’accordo oppure è disorientato. O, ancora, potrebbe avere interessi alle candidature regionali (come si legge nell’articolo in Primo piano).
BOCCHE CUCITE. Tutto il centrodestra, che governa il comune, tace: telefoni rigorosamente spenti o che squillano a vuoto, da oltre 24 ore. A cominciare da quello di Guido Liris, per continuare con Roberto Tinari, Annalisa Di Stefano – l’ex assessore alle Finanze di Forza Italia licenziata da Biondi, che si è limitata a scrivere «parlerò a tempo debito» –, Giorgio De Matteis, il deputato Luigi D’Eramo. Cosa sta succedendo, dunque, al comune dell’Aquila nella maggioranza di centrodestra? Che fine faranno i rapporti tra Forza Italia e Fratelli d’Italia? Tra i consiglieri e il sindaco? E la Lega?
BOLLETTE IN ARRIVO. «Loro litigano per le poltrone e intanto stanno preparando il “regalo di Natale” agli aquilani, con bollette di migliaia di euro per i consumi arretrati del Progetto Case e Map», dice Lelio De Santis, capogruppo in consiglio dell’Idv. «La delusione maggiore arriva dal sindaco Biondi, che avrebbe dovuto mandare via l’assessore Di Stefano non per una bega personale e politica, ma per incapacità nella gestione dei problemi della città, come, ad esempio, il mancato accordo con Banca Sistema, che ha portato il Comune in tribunale facendo poi pagare ai cittadini interessi esorbitanti per il debito con Enel dei consumi di Progetto Case e Map. Oppure quando l’assessore alle Finanze ha presentato il bilancio: è stata costretta a ubbidire alle direttive dei vari assessorati, togliendo di qua e mettendo di là. E insieme alla Di Stefano, Biondi avrebbe dovuto mandare a casa anche altri assessori».
COSI’ NON VA. «Così non si può andare avanti», afferma il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Stefano Palumbo. «Sin dall'inizio gli attriti per la spartizione politica degli incarichi, poi il cambio di passo della giunta invocato più volte dai consiglieri di maggioranza e culminato nella richiesta di una verifica della stessa, quindi il sistematico scioglimento del consiglio comunale per mancanza del numero legale. L'ultimo feroce scontro tra Biondi e il commissario di FI, Martino», sostiene il capogruppo del Pd, «non è altro che il culmine di una escalation senza fine, con la città triste ostaggio delle sfrenate ambizioni politiche di chi avrebbe il compito di governarla».
TEATRINO INDECOROSO. «Un teatrino indecoroso, che offende l'intelligenza degli aquilani», conclude Palumbo, «relega sullo sfondo i tanti problemi ancora irrisolti e calpesta le legittime aspettative di un'intera città».
GIOCHI VERGOGNOSI. «Il ritiro delle deleghe, per ripicca, all’assessore Di Stefano, le lotte intestine dentro Forza Italia, le tensioni nello stesso partito del sindaco che fanno mancare il numero legale in consiglio, il botta e risposta al vetriolo tra il primo cittadino e il deputato-commissario Martino sono solo l'ultimo vergognoso esempio dei giochetti della maggioranza che continua a tenere in ostaggio la nostra città», sostiene Carla Cimoroni, capogruppo di Coalizione Sociale. «È da tempo, infatti, che L’Aquila è paralizzata dagli stessi che dovrebbero amministrarla e che pensano, invece, solo agli interessi di partito e alle personali ambizioni di carriera politica».
BASSO CLIENTELISMO. «Il risultato della perenne campagna elettorale degli esponenti della maggioranza sono l’immobilismo amministrativo e le operazioni di bassa clientela che abbiamo denunciato, ancora una volta, in occasione della recente approvazione della variazione al bilancio. Da marzo la pianificazione della città è in mano a un assessore part-time, approdato agli onori del Parlamento (D’Eramo, ndr): un doppio incarico consentito, incomprensibilmente, per legge. Chiedemmo all’assessore-deputato leghista un atto di responsabilità, rinunciando al suo posto in giunta. Non lo ha fatto: i non-risultati sono sotto gli occhi di tutti. La grande fuga verso più ricchi stipendi, ha trovato l’apice, poi, nel maldestro tentativo del sindaco di farsi candidare alla presidenza della Regione dopo poco più di un anno di non-governo della città», conclude il capogruppo di Coalizione Sociale. Intanto domani c’è una prima, anche se piccola, “verifica” della maggioranza, con la seconda Commissione consiliare, presieduta da Raffaele Daniele, che si riunisce a Tempera, alle sorgenti del Vera.
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