Di Zitti: non facciamo morire il rugby aquilano

22 Maggio 2018

L’AQUILA. Sul possibile cambiamento verso il quale si sta dirigendo il rugby aquilano e la situazione della gestione degli impianti, interviene l’ex bandiera, nazionale e presidente dell’Aquila Rugby,...

L’AQUILA. Sul possibile cambiamento verso il quale si sta dirigendo il rugby aquilano e la situazione della gestione degli impianti, interviene l’ex bandiera, nazionale e presidente dell’Aquila Rugby, Antonio Di Zitti.
«La Polisportiva L'Aquila Rugby dal 1937 a tutto il Novecento è stata, senza dubbio, tra le società più prestigiose d'Italia, tanto che negli anni ’80 fu inclusa tra le cinque migliori, insieme al Petrarca Padova, al Treviso, al Rovigo e al Parma, società queste che beneficiarono del contributo pari a 5 miliardi di lire, finalizzato alla realizzazione degli relativi impianti sportivi; di qui la costruzione del prestigioso campo di Acquasanta.
A partire dagli anni 2000, purtroppo, ha avuto inizio il declino della nostra Polisportiva. Vi furono tentativi e sforzi, da parte dei rispettivi dirigenti per interrompere l'inesorabile decadenza della società, ma invano; a tutt'oggi, infatti, la classe dirigente dei vari gruppi sportivi che militano nel territorio aquilano (Paganica, Gran Sasso, L'Aquila Rc e altri...) non riesce a ottenere risultati tali da riqualificare le società medesime, riportandole alla antica gloria e collocandole, altresì, ai vertici del rugby italiano.
Le cause del degrado sono da imputare al fatto che attualmente è venuto meno quel sano e autentico spirito rugbistico che contraddistingueva questa meravigliosa disciplina sportiva. Del resto, è tipica dei giorni moderni, in tutte le realtà, la sindrome di protagonismo, che consiste nel voler primeggiare anche in assenza di evidenti meriti e per l'effetto oscurare peculiarità e capacità del prossimo, ma cosa assai più grave, nel perdere la memoria storica.
Mi rammarica constatare che tutto quanto sopra è perfettamente aderente alle vicende occorse alla nostra Polisportiva; infatti, convocato più volte a partecipare alle riunioni per trovare soluzioni soddisfacenti alle problematiche del club, nonostante la profusione di parole e concetti, ad oggi non si ha un progetto ben definito e strutturato degli adempimenti occorrendi. Infatti, nell'ambito delle riunioni non si è affrontato il discorso soci, né quello di consiglio direttivo, né tanto meno si è parlato di bilanci. Di certo, la soluzione non è quella paventata di creare una nuova società, a discapito della vecchia e gloriosa Polisportiva, la quale può continuare la propria esistenza mutuando il titolo sportivo dalla Gran Sasso, così come previsto e contemplato nel regolamentato e normativa di riferimento. Non facciamo morire ciò che è e rappresenta il rugby aquilano».