Dieci anni di botte ai genitori: via da casa

Il giovane alcolista dovrà stare a 500 metri da mamma e papà. Stesso provvedimento per un ragazzo di Pratola
SULMONA. Il disagio giovanile che sfocia sempre più spesso in episodi di violenza e di intolleranza, soprattutto all’interno delle famiglie. È la preoccupante fotografia che emerge ormai con sistematica frequenza dai sempre più numerosi interventi che polizia e carabinieri sono costretti a effettuare nelle case del comprensorio.
Solo negli ultimi 15 giorni tre giovani sono stati allontanati da casa con altrettanti provvedimenti restrittivi emessi dal tribunale di Sulmona, perché maltrattavano e vessavano i loro genitori. Gli ultimi due tra ieri e l’altro ieri, il primo a Sulmona e l’altro a Pratola Peligna.
A risolvere il primo caso la squadra anticrimine di Sulmona, che dopo aver ricevuto la denuncia dei familiari del giovane, che sarebbe affetto da dipendenza dall’alcol, ha raccolto tutte le prove per dimostrare le continue violenze e i maltrattamenti che il 32enne metteva in atto tra le mura domestiche. Dieci anni di terrore che gli ispettori dell’anticrimine hanno ricostruito attraverso il racconto delle vittime, confortati dalle testimonianze dei vicini e dai referti medici del pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dove, più volte nel corso di questo periodo, hanno dovuto far ricorso i membri della famiglia dopo le botte ricevute. Ora, non potrà vivere in casa con i genitori, non potrà accedervi né avvicinarsi, a meno di 500 metri dai luoghi frequentati dai familiari, senza l’autorizzazione del giudice. Il provvedimento è stato firmato dal gip del tribunale di Sulmona, Guendalina Buccella.
Stessa ordinanza è stata emessa nei confronti di un giovane di Pratola, arrestato già quattro anni fa per estorsione dopo che aveva strappato con la forza l’oro che i genitori custodivano in casa. Un arresto quello di 4 anni fa che, dalle risultanze del rapporto questa volta preparato dai carabinieri di Pratola guidati dal luogotenente Daniele Di Serio, non sarebbe servito a fargli cambiare atteggiamento.
Continue violenze e richieste di denaro che dovevano servirgli, a suo dire, per cercare lavoro, non nel suo paese ma a Roma, dove avrebbe avuto più possibilità di raggiungere il sogno che insegue da sempre: fare l’attore. Così dopo l’ennesima segnalazione da parte dei genitori il tribunale di Sulmona l’ha “cacciato” di casa.
Qualche settimana fa era stato il figlio di un orefice di Sulmona ad essere raggiunto da un provvedimento che gli vieta di avvicinarsi alla casa e al negozio del padre. Anche lui pretendeva soldi e spesso lo faceva con violenza. Situazioni di disagio familiare che, dai rapporti delle forze dell’ordine, stanno crescendo in maniera esponenziale. E che ora si cerca di combattere anche con nuovi provvedimenti restrittivi diversi dal carcere.
«Le vittime di forme di violenza domestica, laddove non si configuri un reato perseguibile d’ufficio, come nel caso dei maltrattamenti in famiglia», ricorda il dirigente del commissariato di Sulmona, Francesca La Chioma, «oltre alla possibilità di ricorrere all’autorità giudiziaria possono contare su altri strumenti normativi disponibili da qualche anno nell’ordinamento giuridico. Tra questi il provvedimento di ammonimento del questore, che ha natura amministrativa e non penale. In questo caso il soggetto viene invitato a tenere un comportamento conforme alla legge e può essere destinatario di provvedimenti in materia di armi e munizioni, al fine di evitarne un uso improprio. Inoltre è sempre possibile, come per qualsiasi privato dissidio, presentare un esposto all’autorità di pubblica sicurezza».
Claudio Lattanzio
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