Differenziata, ecco la “zona grigia”

11 Marzo 2018

Dall’ospedale ai supermercati, imprese, Università e cittadini: nessuno rispetta le norme e il Comune paga l’ecotassa 

L’AQUILA. La normativa europea che si traduce in “chi inquina paga”, all’Aquila non viene rispettata. Così come viene disatteso il decreto Ronchi, che avrebbe voluto il capoluogo di regione oggi al 70% di raccolta differenziata, invece è soltanto al 35%. C’è dunque una “zona grigia”.
Queste norme disattese portano conseguenze economiche per i cittadini. Che sono, nell’ordine: 1) l’aumento della tariffa Tari, che all’Aquila è tra le più alte d’Italia; 2) il pagamento di un’ecotassa, che varia tra i 25 e i 30 euro a tonnellata di rifiuti conferiti in discarica. «Se L’Aquila ha queste problematiche, un motivo ci sarà: in passato nessuno ha cedrcato una soluzione», spiega l’assessore all’Ambiente, Emanuele Imprudente, che insieme alla collega alle Finanze, Annalisa Di Stefano, sta prendendo di petto il problema.
Anche perché la Regione ha stabilito, con la nuova legge del 23 gennaio scorso, che entro il 2020 la raccolta differenziata per tutti i Comuni, deve arrivare al 70%; quella a livello regionale al 49% entro il 2022.
Riuscirà, L’Aquila, in meno di due anni a raddoppiare la raccolta differenziata?
Se le cose continueranno così, sarà un’impresa ardua: ci sono sacche importanti, quali l’ospedale San Salvatore e diversi supermercati, che non fanno la raccolta differenziata o la fanno in minima parte. Così come molti cittadini. Il paradosso vuole che proprio quei macro settori inadempienti siano favoriti dal poderoso sconto di quasi il 10% applicato dal Comune sulla Tari e presentato in conferenza stampa due settimane fa. Mentre per le utenze domestiche c’è stato un decremento quasi nullo (0,98%) e, in alcuni casi, secondo i componenti del nucleo familiare, un aumento dell’1% circa. Come mostrano le foto in pagina, c’è un conferimento selvaggio e senza regole in alcuni settori. È una situazione di cui sono al corrente sia Comune, che Asm. C’è una lettera «a tutto il personale» della dirigenza sanitaria Asl, che invita i dipendenti addetti alla raccolta a sistemare bene i cartoni e poi gettarli nell’indifferenziato. In ospedale ci sono tappeti di cicche di sigarette ovunque e i posaceneri – altro paradosso – sotto ai cartelli di divieto di fumare in ospedale anche nelle zone all’aperto. Pure l’area universitaria non è da meno con la differenziata, conferendo fuori dai bidoni. Ci sono anche supermercati che gettano tutto nell’indifferenziato. E ditte, per lo più piccole imprese, che buttano nei cassonetti i rifiuti dei cantieri della ricostruzione. Il tutto rende vano il porta a porta. «Abbiamo in corso 70 accertamenti», conclude Imprudente, «stiamo intensificando i controlli. Vogliamo che L’Aquila sia una città con princìpi e valori “non-negoziabili”. Il rispetto delle regole è uno di questi».
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