Diffida della Regione La Marelli ricorre al Tar

21 Marzo 2021

Finisce davanti ai giudici amministrativi la querelle sulle emissioni inquinanti L’azienda: normative troppo stringenti. La Fiom: così si alimentano i dubbi

SULMONA. La Magneti Marelli presenta un ricorso al Tar contro la diffida della Regione Abruzzo per le violazioni e criticità di gestione relative alle emissioni in atmosfera. L’azienda, che si occupa di prodotti per l’industria automobilistica forniti a Fiat, Lancia e Jeep, ha deciso di non fermarsi.
Dopo aver annunciato l’arrivo di una relazione commissionata al Politecnico di Milano per rispondere alla diffida del dipartimento Ambiente della Regione Abruzzo sulle attività di controllo eseguite nel corso del 2020 ha deciso di far ricorso ai giudici del Tribunale amministrativo regionale.
«Nell’incontro dei giorni scorsi l’azienda ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di aver assunto la decisione di inoltrare ricorso al Tar in relazione al provvedimento, definito dal management “esagerato”, emesso dalla Regione sulle emissioni della cataforesi (trattamento per verniciare)», hanno precisato i rappresentanti di Fiom-Cgil. «L’azienda si è spinta a dire che le soglie stabilite dalla normativa regionale sarebbero troppo stringenti. Da qui la decisione di intraprendere un percorso di autotutela legale che, però, per come è stato esposto, non sembrerebbe avere come fine principale quello di salvaguardare l’insediamento industriale sul nostro territorio, ma più semplicemente proteggere l’immagine dell’azienda».
I rappresentanti sindacali della Fiom-Cgil hanno chiarito che «le misure di autotutela legale che l’azienda sta mettendo in campo interessano quanto basta. Quello che vorremmo è poter sentire dalla diretta voce della Marelli che la salute di lavoratori e cittadini, nonché la tenuta occupazionale e industriale del sito di Sulmona sono le sue priorità. A tal proposito siamo ancora in attesa che l’azienda, a fronte di ben due specifiche richieste di incontro, si decida a convocare la nostra organizzazione per spiegare anche i possibili impatti sull’occupazione e sul futuro dello stabilimento di Sulmona in conseguenza dei potenziali sviluppi legati alla diffida regionale. Non vorremmo dover pensare che, di fronte a una circostanza così rilevante per tutta la popolazione locale, l’azienda stia tentando di eludere le legittime richieste di chiarimento producendo, come inevitabile e sicuro effetto, quello di alimentare dubbi, preoccupazioni e diffidenza tra lavoratori e cittadini. Crediamo invece che l’azienda debba spiegare in modo del tutto trasparente come stanno le cose e se e quali misure siano state messe in atto a tutela della salute delle persone dentro e fuori lo stabilimento».
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