«Dimenticati 110 milioni»: accuse Pd sui fondi Restart

Si chiede un confronto col governo: «Destinati al rilancio economico post-sisma Ora la volontà del centrodestra è di utilizzarli come un bancomat elettorale»
L’AQUILA. «I fondi Restart sono finiti nel dimenticatoio. Non se ne parla più: per questo abbiamo presentato un’interrogazione in consiglio comunale. Chiederemo un incontro in delegazione a Mario Fiorentino, capo della struttura di missione della presidenza del Consiglio, a Roma, che coordina la programmazione di queste risorse. Se non si può discutere con gli Enti locali, andremo direttamente alla fonte, perché riteniamo che il territorio debba avere voce in capitolo». Ha esordito così il capogruppo del Pd, Stefano Albano, nella conferenza a Villa Gioia per fare il punto sul procedimento di assegnazione dei fondi Restart e sulle economie disponibili da rimodulare. Presenti Nello Avellani, coordinatore della costituente L’Aquila Domani promossa dal Pd, l’ex vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. Tema su cui Albano aveva già presentato un’interrogazione in consiglio comunale. «I fondi Restart derivano dal meccanismo del 4% applicato ai fondi per la ricostruzione», ha ricordato il capogruppo del Pd, «per ogni tranche di soldi che arriva dallo Stato centrale sul cratere della ricostruzione, si può accantonare il 4% da utilizzare per progetti di sviluppo economico. Con queste risorse, in passato, sono stati portati a termine progetti importanti. Da alcuni anni, tuttavia, i fondi Restart sono scomparsi dai radar. Il Comune non sta spendendo i soldi: nella prima tranche di risorse, infatti, mancano ancora da spendere 46 milioni. Soldi destinati agli aquilani perché vincolati al nostro cratere». Albano ha presentato i dati: «Al 2019 l’amministrazione di centrosinistra aveva effettuato 25 interventi per 186 milioni, dal 2019 al 2023 il governo di centrodestra ne ha fatti 6 per meno di 50 milioni». «A questo si aggiungono», continua Albano, «le risorse che il commissario Giovanni Legnini aveva garantito: 2,75 miliardi, per cui però il meccanismo del 4% non è automatico. Abbiamo bisogno che siano attivati dal governo per far sì che anche su queste si possa attivare il Restart. Parliamo di 110 milioni da investire sul cratere per il rilancio economico ma che, colpevolmente, non si è fatto in modo di sfruttare». Poi, la stoccata finale: «Abbiamo presentato un ordine del giorno che chiedeva la riattivazione del tavolo di concertazione con territorio, sindacati, parti sociali, associazioni e ordini professionali, ma è stato bocciato. Tutto ciò ci fa pensare che non si voglia discutere dei fondi Restart, perché la volontà è quella di utilizzarli come un bancomat elettorale».
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