Dipinti spariti, sale la tensione: Biondi scarica le colpe su Cialente

Il primo cittadino: «Sulla vicenda nessuna responsabilità può essere attribuita alla nostra giunta Distratti l’ex sindaco, l’allora assessore Pezzopane e l’attuale consigliere De Santis. Abbiamo le prove»
L’AQUILA. Sul giallo dei dipinti dell’artista Tito Pellicciotti, originario di Barisciano, donati al Comune dell’Aquila nel 1996, è fuoco incrociato di polemiche. L’amministrazione comunale ha dovuto restituire agli eredi, dopo tre sentenze di tribunale, Corte d’Appello e Tar, la collezione delle 91 opere d’arte da cui mancano, però, dieci dipinti (di cui non c’è più traccia). A portare alla luce la vicenda, un’ interrogazione del consigliere comunale Lelio De Santis che ha chiesto spiegazioni sul perché il Comune non avesse valorizzato le opere. Ed è esploso il “caso”, con il sindaco Pierluigi Biondi che chiama in causa la precedente amministrazione. «La collezione del pittore Tito Pellicciotti si sarebbe potuta salvare, se solo la giunta Cialente avesse mostrato un po’ di attenzione per le opere dell’artista», dicono in una nota congiunta Biondi e l’assessore , Vito Colonna. «Abbiamo, infatti, rintracciato una lettera del 2012 in cui l’allora sindaco di Navelli, offriva il restaurato palazzo De Roccis per ospitare i quadri, la cui mancata esposizione è stata alla base del contenzioso che si è concluso con l’obbligo della restituzione agli eredi. Distratto l’ex sindaco, Massimo Cialente, distratta l’ex assessore alla Cultura, Stefania Pezzopane, cui era indirizzata la lettera, ma distratto anche De Santis, che, oggi, si straccia le vesti ma che faceva parte di quello stesso esecutivo che ignorò la “ciambella di salvataggio” lanciata dal Comune di Navelli», incalzano Biondi e Colonna. «Se De Santis avesse letto gli atti della vicenda, si sarebbe reso conto che nessuna colpa è ascrivibile all’attuale amministrazione». Biondi lancia, infine, un appello che definisce «riparatore» agli eredi di Pellicciotti: «Considerata la ribadita disponibilità del Comune di Navelli, e del sindaco Paolo Federico li invitiamo a procedere a una nuova donazione della collezione con la promessa che la stessa verrà esposta, tra l’altro in un comune prossimo a quello natìo del maestro, con l’auspicio che presto anche L’Aquila possa trovare un luogo idoneo». Parole che hanno provocato la replica di De Santis: «Il tentativo del sindaco Biondi di giustificare la figuraccia fatta dal Comune verso gli eredi del pittore Pellicciotti e verso la città è un modo maldestro di mettere una toppa che, invece, peggiora la situazione ed aumenta le sue responsabilità! Io ho parlato di responsabilità di tutte le giunte comunali che si sono succedute dal 1996, anno della donazione delle opere, e dell’attuale in particolare perché la sentenza del Tar è del 2018. Biondi non ha trovato di meglio che scaricare la responsabilità sulla giunta Cialente e sul sottoscritto che non era ancora assessore. Biondi avrebbe invece potuto in sede di udienza del Tar far presente il suo intento di riaprire una trattativa con gli eredi Pellicciotti». E a Biondi e Colonna replica anche Cialente. «Biondi addossa la responsabilità della causa persa a me ed all’allora assessore Pezzopane, in quanto non avremmo inviato le opere a Navelli nel 2012. Occorre ricordare che prima del sisma le opere del Maestro erano esposte nella sala preconsiliare (capisco che Biondi non sia mai entrato prima del 2009 a Palazzo Margherita, ma Colonna lo sa bene), e che le stesse, dopo il sisma, furono trasportate, come tutte le altre opere di proprietà comunale, in un deposito. Poiché nel 2012 avevamo ancora la speranza che la ricostruzione pubblica potesse camminare spedita, ritenemmo che fosse più utile, pur ringraziando il Comune di Navelli, trattenere le nostre opere all’Aquila. Pensavamo al piano terra di Palazzo Margherita, da trasformare in piccolo museo». Quindi la ricostruzione della vicenda, con la prima causa nel 2004 promossa dagli eredi dell’artista. Le opere furono allora esposte, in gran parte, nella sala pre consiliare, ma ciò non fu ritenuto sufficiente da parte del tribunale che, a ridosso del sisma, condannò il Comune alla restituzione dei dipinti. Fu quindi proposto appello nel 2010, appello perso nel 2016, per le stesse motivazioni: niente Pinacoteca nella città capoluogo. Come Comune tentammo anche di trattenere le opere chiedendo alla Soprintendenza di apporre un vincolo sulla collezione, richiesta che fu bocciata. L’unica strada percorribile sarebbe stata, una volta realizzata la pinacoteca, trattare con gli eredi. Ora, sono io che chiedo a Biondi di spiegarci quali contatti ha avuto con gli eredi Pellicciotti in questi 4 anni successivi alla sentenza d’appello, ma soprattutto cosa sta facendo per ritrovare le opere scomparse».
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