Disabile senza sostegno a scuola I giudici: «È discriminazione»

3 Dicembre 2019

Per la Corte d’Appello c’è un diritto negato: «Sbagliato ridurre le ore invocando ragioni di bilancio» I genitori: «Era un sopruso, consolidato un principio che è di sostegno per altre famiglie»

AVEZZANO. Bambino disabile rimane senza ore di sostegno perché manca il personale. Il ministero viene condannato, con l’accusa di avere discriminato l’alunno. La Corte d’Appello ha infatti stabilito che dimezzare le ore di sostegno è illegittimo. È questo l’esito di un processo che si è concluso con il rigetto dell’appello proposto dal ministero dell’Istruzione dopo un lungo iter giudiziale che ha affrontato la delicata vicenda di un bambino avezzanese con una grave disabilità.
Nel passaggio dalla scuola primaria alle medie, gli erano state dimezzate le ore di sostegno. Il tribunale di Avezzano aveva accolto il ricorso presentato dagli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia che avevano chiesto un risarcimento del danno di 500 euro per ogni mese, causato della riduzione del numero di ore di sostegno nelle attività scolastiche per un periodo di 7 mesi nell’anno scolastico 2012-2013. Si era infatti passati a solo 9 ore, configurando secondo i difensori una discriminazione nei confronti di persone con disabilità. «Contavamo in un risarcimento più equilibrato rispetto al sopruso subito», hanno commentato i genitori del ragazzo, «ma siamo soddisfatti per il principio che è stato consolidato che potrà essere di sostegno anche ad altri genitori».
Il ministero aveva fatto ricorso, contestando una serie di questioni preliminari e la non sussistenza di atti di discriminazione perché si era creata una situazione di indisponibilità di personale docente in possesso del titolo di specializzazione per il sostegno. Inoltre, secondo il ministero, l’insegnante di sostegno non rappresentava l’unico strumento di integrazione nel mondo della scuola. Infine, sempre secondo il ministero dell’Istruzione, il giudice del tribunale di Avezzano non aveva preso in considerazione i limiti oggettivi costituiti dalle risorse umane e finanziarie al momento disponibili. Invece la Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato tutte queste posizioni evidenziando che «l’integrazione del disabile è un diritto di rango costituzionale e l’amministrazione non ha la facoltà di ridurre le ore di sostegno, se permane la gravità dell’handicap assunta nel Piano educativo individuale (Pei), invocando ragioni di bilancio».
Il collegio giudicante era composto dal presidente relatore, Silvia Rita Fabrizio, e dai due consiglieri, Francesco Filocamo e Alberto Iachini Bellisarii.
Secondo la Corte, inoltre, «l’alunno disabile ha il diritto all’istruzione, all’integrazione sociale e alla crescita in un ambiente favorevole allo sviluppo della sua personalità e delle sue attitudini». Il rischio, altrimenti, secondo la sentenza, è quello di mettere in una posizione di svantaggio il disabile rispetto agli altri alunni.
«La sentenza», afferma Braghini, «stabilisce che l’inserimento e l’integrazione nella scuola rivestono un’importanza fondamentale per le famiglie, la scuola e la società nel suo complesso, oltre che, ovviamente, per il ragazzo disabile, favorendone il recupero e la socializzazione, al punto da non potersi anteporre questioni di bilancio ai bisogni certificati dello studente».
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