“Disastri italiani”, convegno a Montecitorio

Ci saranno anche i componenti del comitato dei parenti delle vittime della Casa dello studente
L’AQUILA. “Disastri italiani, prescrizione liberitutti”, è il titolo del convegno in programma oggi a Roma, alla Sala della Lupa, a Montecitorio. I relatori dell'iniziativa, organizzata dalla Rete nazionale familiari vittime "Noi non dimentichiamo", sono Piercamillo Davigo, presidente della seconda sezione penale della corte di Cassazione, Beppe Giulietti, presidente della Fnsi, Libero Mancuso, magistrato ed avvocato penalista e Claudio Di Ruzza, sostituto procuratore generale di Campobasso.
«La Rete prese il via», dicono gli organizzatori dell’evento in una nota della portavoce Antonietta Centofanti, «proprio dall'Aquila, in occasione del terzo anniversario del sisma del 6 aprile, per iniziativa del Comitato familiari vittime Casa dello studente, in stretta collaborazione con i familiari delle vittime di Viareggio. Da allora la Rete è cresciuta, mettendo insieme pezzi di storie e tragedie di tutta Italia. Una condivisione che ha visto i vari comitati nelle aule dei tribunali, per sostenere comuni battaglie di giustizia, o presenti alle celebrazioni degli anniversari delle stragi di turno. E oggi saranno tutti a Roma, a Montecitorio, per parlare di prescrizione, dei tempi della giustizia, della difficoltà di accertare le responsabilità, anche della politica, rispetto ai grandi disastri colposi che si sono verificati in Italia. In questa occasione ci saranno anche Amatrice con l'Associazione “Il sorriso di Filippo”, l'Associazione Abruzzo Resiliente e rappresentanti della tragedia di Rigopiano».
Le iniziative delle organizzazioni dei parenti delle vittime di questi disastri, come hanno affermato i loro animatori, non sono solo indirizzate a ottenere giustizia e risarcimenti da parte di chi ha commesso gravi errori.
Ma soprattutto, come più volte ha rimarcato la Centofanti, queste mobilitazioni tendono alla prevenzione per fare in modo che certi incidenti evitabili non avvengano più. Questo, per L’Aquila, si sostanzia soprattutto nel rispetto delle regole per una corretta ricostruzione.
Infatti, le perizie fatte sui alcuni palazzi crollati hanno confermato che alcuni edifici sarebbero rimasti in piedi qualora fossero stati realizzati con buoni materiali e con tecniche adeguate.
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