Discarica Bocche di Forli spuntano pesanti debiti

Il commissario liquidatore conferma il “buco” di un milione e mezzo di euro nel bilancio dell’Altosangro Ambiente che gestiva l’impianto di compostaggio
CASTEL DI SANGRO. C'è un buco di oltre un milione e mezzo di euro nel bilancio dell’ Altosangro Ambiente, la società mista (pubblico-privato) che ha gestito fino allo scorso mese di agosto la discarica di Bocca di Forli a Castel di Sangro e che ora è in liquidazione. Si aggrava la situazione dell’impianto di compostaggio che fino a sette mesi fa serviva gran parte dei comuni del territorio dell’Alto Sangro, costretti ora a scaricare i rifiuti a Sulmona e nella Marsica. Dopo la sospensione dell’attività dell’impianto di compostaggio per inquinamento ambientale, disposta dalla Regione Abruzzo, spuntano ora pesanti debiti e un’inchiesta della magistratura che intende accertare le responsabilità del disastro economico. A denunciare la situazione drammatica in cui versa la struttura è il commissario liquidatore della Comunità montana Altosangro - Altopiano delle Cinque miglia, Andrea Liberatore.
«Il resoconto potrebbe anche peggiorare», spiega Liberatore, «dal momento che l’analisi deve essere ancora completata, ma dai primi accertamenti la situazione finanziaria dell’Asa presenta un passivo di un milione e mezzo di euro. Non c’è dubbio, nonostante la buona fede di tutti i responsabili della discarica, sull’assenza di scelte che avrebbero dovuto essere più incisive e tempestive. Non parlerei di immobilismo della Comunità montana che detiene il 51% dell’azienda», aggiunge Liberatore, «anche se la situazione doveva essere presa in mano prima attraverso provvedimenti di carattere manageriale e senza condizionamenti di carattere politico».
La Regione ha sospeso la scorsa estate tutte le attività dell'impianto di compostaggio di Castel di Sangro per il grave rischio di inquinamento derivante dagli ingenti cumuli di rifiuti abbandonati sia dentro che fuori i capannoni. Ad emettere il provvedimento sono stati i responsabili del dipartimento regionale Politiche ambientali, Gianfranco Piselli e Marco Famoso, a seguito della relazione dei tecnici dell’Arta.
«Naturalmente occorre ripartire al più presto», conclude il commissario liquidatore della Comunità montana, «per cercare di riattivare in tempi rapidi la discarica. Prima però va presa in esame sia la possibilità di risolvere il rapporto della Comunità montana con il socio privato dell’Asa, sia quella di una procedura di evidenza pubblica che metta al centro della gara di appalto le caratteristiche peculiari dell’ impianto. Una struttura che necessita di finanziamenti pubblici per un grande ammodernamento».
Massimiliano Lavillotti
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